Vinitaly, oro rosso che vale 32 miliardi

Vinitaly il sancta sanctorum del mondo enologico, vetrina mondiale di uno dei beni più preziosi, l’oro rosso  voce sicura per gli affari italiani sempre così altalenanti e in sofferenza.

Tre giorni per una cinquantaduesima edizione che conferma, dalle richieste e dagli allestimenti, il rapido cambiamento in corso.

Vino, oro rosso

Vino: "oro rosso" per l'Italia

Il vino, da abitudine a sturmento di costume, da bevanda storica del vecchio continente a simbolo globale del lifstyle, in crescita e in spostamento.

L’Italia continua a cavalcare l’onda del mercato mantenendo la sua posizione regale, in 10 anni un aumento di esportazioni di +240% a fronte della media mondiale del 50%.

Il duello per la pole position è antico e costante, sempre  a sgomitare con la Francia. L’Italia domina su 16 mercati mondiali la Francia su 29 ma la differenza sulle quantità porta l’Italia a batterla in un rapporto 2:1.

I grandi buyers si danno appuntamento nella città di Romeo e Giulietta ma i loro appunti portano date in calendario da fantascienza.

Questo mercato non è più a carattere stagionale. Gli organizzatori di Vinitaly si affidano a Nomisma per lanciare uno sguardo oltre la staccionata del tempo.

Ecco allora, come i metereologi, guardare a previsioni di breve e medio termine.

Lo studio è partito dagli ultimi 10 anni per prevedere i prossimi 5 e capire tra i paesi produttori in un mercato che vale 32 miliardi di euro in export se l’Italia continuerà a tener ebanco.

Il quadro emerso non è particolarmente brillante, sembra per mancanza di coraggio e spirito d’avventura.

In pratica le nobili etichette del Made in Italy rifuggono i mercati nuovi, preferendo giostrare nelle vecchie arene europee, americane, russe.

Cina, Giappone, Sud-est asiatico, l’Italia è a distanze siderali dal mercato del futuro, specialmente quello Cinese.

Un paese-mondo di 2 miliardi di persone, una economia, l’unica mondiale precisiamo, che ha un PIL costante di crescita a due cifre e nei prossimi cinque anni manterrà una media dell +11%, creando quella fascia sociale dedita ai consumi che nel vino ha un suo status symbol di riferimento.

L’Italia insomma cresce ma con lentezza sui mercati dell’iMpero del Drago.

Il punto debole è dato dal prezzo, non dal volume del prodotto.

Buona parte delle imprese italiane sono affette da nanismo strutturale e per penetrare in quei mercati così lontani anche dal punto di vista delle affinità culturali serve un brand ombrello che accompagni nel mondo non le singole bandiere ma l’intero Made in Italy.

Forse il Vinitaly di quest’anno servirà ad aprire un tavolo di coordinamento per fare squadra.

Condividi questo articolo

Pubblicità