A Castiglioncello il mondo colorato di Mirò

CASTIGLIONCELLO - Celebra la fecondità creativa di Joan Mirò la mostra che apre al Castello Pasquini di Castiglioncello (Livorno) martedì 17 luglio: “Il mondo colorato di Mirò. Grafiche”. In occasione dei 125 anni dalla nascita del maestro catalano il Comune di Rosignano Marittimo rende omaggio al suo talento esponendo settanta opere grafiche e un pastello su carta, che rispecchiano la sua vasta produzione dall'inizio degli anni Cinquanta fino ai primi Ottanta, alla vigilia della scomparsa.

L’inaugurazione è il 17 luglio ore 18 presso La Limonaia Caffè nel Parco del Castello Pasquini, con presentazione di Luciano Caprile.

L’esposizione è realizzata con l’associazione culturale “Il Valore del Segno” e chiude idealmente il progetto iniziato nel 1991 dal fondatore Fulvio Montagnani, incentrato sulla prima intenzione di un autore, che emerge da un disegno o un’opera grafica.

La mostra propone un viaggio nell’opera grafica di Mirò (1893-1983) per evidenziare la magia creativa che emana la realizzazione di un’opera, scandita da quel continuo processo in divenire che per l’artista catalano era la creazione. Il concetto che espresse nel 1959 “il quadro deve essere fecondo. Deve far nascere un mondo” si può riscontrare anche nella produzione seriale, come nelle litografie che in fase di realizzazione si alimentano costantemente di segni e tonalità. Nell’esposizione si possono rintracciare i temi alla base della poetica di Mirò: il mondo dell’inconscio con le sue fantasie infantili, l’ammirazione per l’arte popolare, la semplicità della linea che schiude forme e macchie di colore, generando scoperte e sorprese.

Il percorso espositivo si apre con una litografia del 1953 “Centenario Mourlot”, con figure fantastiche che popolano il cielo dell’immaginario, prosegue negli anni Sessanta con “Ubu Roi” (1966), proposto sia in bianco e nero che in differenti variazioni tonali, e con alcune sequenze litografiche a colori quali “Je travaille comme un jardinier” (1963), dove un ricamo percorre la carta come un atto di semina, metafora della creazione artistica. Ancora da “l’invenzione che produce invenzione” nascono le numerose opere del decennio successivo come l’acquaforte “Nocturn catala” (1972), la macchia scandita da slarghi di luce in “Archipel sauvage 1” (1970), che sboccia in una narrazione di figure in pezzi quali “Barrio chino” (1971) e nella serie “Oda a Joan Miró” (1973). In questi anni l’artista lavora anche straiato per terra, usando le dita come pennelli, come fa pensare “Les agulles del pastor” (1973). Fino agli anni Ottanta la produzione grafica mantiene l’ordine gioioso della produzione pittorica, Mirò va verso una sintesi del suo universo onirico di eterno bambino, come dimostra “Colpir sense nafrar 1” (1981).

Il testo e l’apparato critico sono di Luciano Caprile, le opere provengono dal Guastalla Centro Arte.

La mostra resta aperta dal 18 luglio al 9 settembre, tutti i giorni ore 18-23, chiusa il 1, 3, 8, 9, 10 e 12 agosto. Biglietto 6 euro, ridotto 4 euro (ragazzi tra i 6 e i 25 anni); la biglietteria chiude un’ora prima della mostra.

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