Festa della Madonna, la messa a Montenero

LIVORNO - Festa della Madonna, la messa a Montenero. Il vescovo di Livorno Simone Giusti ha celebrato nel pomeriggio di questo sabato la festa della natività della Madonna sul sagrato della chiesa di Montenero.
Tantissimi i presenti, sagrato completamente pieno. La celebrazione è stata ripresa in diretta dalle nostre telecamere sul canale 14 di Granducato TV ed è stata visibile in diretta sulla LIVE TV.
La replica delle celebrazioni domenica 9 settembre alle ore 11 su canale 14.

messa sul sagrato di montenero per la festa della Madonna

Questo il testo dell’omelia del vescovo Giusti:
“Abbiamo ora ascoltato dalla “lettera di san Paolo apostolo ai Romani”:
“Fratelli, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno.” Vorrei alla luce di questa Parola, condividere con voi alcune riflessioni sui giovani per cercare di avviare un discernimento ecclesiale della nostra storia ecclesiale.

La Chiesa Cattolica, soffre e non da ora, la trasmissione della fede ai giovani.
Al binomio casa e chiesa si è sostituito per i più, quello casa e discoteca. Ormai le discoteche e i pub sono le nuove “chiese” dove vivere le “nuove liturgie” di fine settimana. Riti a cui ben pochi giovani si sottraggono. La religiosità ha lasciato il posto allo scetticismo e all’anarchia valoriale. Si vive d’immanenza dandosi obiettivi e scopi prossimi e molto contingenti. Le grandi domande di senso della vita sono rimandate a quando l’esistenza te le porrà, se te le porrà. Per ora l’oggi o, al massimo, la settimana prossima sembrano orizzonti sufficienti.
Spetta ai cristiani la testimonianza di una qualità della vita a partire dalla Carità, capace di generare dubbi negli scettici e accoglienza amorevole per i reduci dell’anarchia valoriale; essi con le tante ferite inferte dall’egoismo, chiedono alla Comunità Cristiana: amore, luce e verità.

Molti trentenni che vivono da conviventi e sovente hanno già figli, si riaffacciano alla porta della Chiesa e ricercano ascolto, accoglienza ma soprattutto vogliono incontrare Gesù, conosciuto frettolosamente nella fanciullezza o percepito in un raggio che un giorno o una notte, della loro esistenza, ha squarciato la loro “nebbia esistenziale” e aperto a tante domande. Sono disposti a fare un percorso ma necessitano d’amicizia e non di rapporti frettolosi o burocratici. Chiedono risposte ai loro dubbi e accettano risposte solo da persone evangelicamente credibili, non cercano il maestro ma il testimone, non il dotto ma il buono. A centinaia (circa quattrocento) ogni anno chiedono di essere accolti e benedetti nella loro unione sponsale. La richiesta è quella di sposarsi in Chiesa, la disponibilità sia pure faticosa all’inizio, è quella di compiere un percorso formativo. Al termine i più sono molto contenti dell’esperienza vissuta, permangono rapporti forti con le coppie animatrici che hanno animato il percorso e spesso anche con il sacerdote che li ha sposati e sono disponibili, in molti, a continuare l’esperienza iniziata, in un gruppo di giovani coppie. A noi quindi l’accoglienza, l’ascolto, l’amorevolezza e l’accompagnamento in un percorso di incontro con Cristo e la sua Chiesa.

In ogni parrocchia, aggregazione o movimento incontro giovani adolescenti.
Come mai essi stanno continuando un cammino parrocchiale?
- Perché hanno avuto un ricco cammino formativo sino alla preadolescenza?
- Perché hanno acquisito una loro personale vita di preghiera e partecipato a significative celebrazioni Eucaristiche domenicali?
- Perché vivono un impegno nella Comunità? Suonano in Chiesa, sono catechisti o aiutano qualche catechista adulto, sono animatori di un gruppo di adolescenti o sono responsabile o membri di una qualche associazione o aggregazione laicale cattolica (cfr. Agesci, ACI ecc…) oppure svolgono servizi di volontariato.
Credo che si possa sinteticamente affermare: questi giovani ci sono perché avendo vissuto delle esperienze positive, significative, rilevanti di Vangelo, stanno ora tentando di definire, di costruire, la loro identità personale intorno a Cristo, incontrato e amato e si sentono o incominciano a sentirsi partecipi, appartenenti, della sua Chiesa.
Sono gli unici giovani presenti nelle nostre Comunità? Sino ai trent’anni certamente!
Poi arrivano come dicevamo i fidanzati e ringraziamo Dio che bussano ancora numerosi, alle nostre porte!
Tempi difficili? Ma sono sempre stati tempi difficili.
Non si trova mai uno scritto che elogia il tempo presente come favorevole, bello, radioso. Allora come vivere il nostro tempo presente?

8 settembre di 2034 anni fa circa, nasceva Maria
Oggi è la natività di Maria…….erano altri tempi?
Certamente ma la Scrittura ricorda: “stolti colo che reputano migliori i tempi passati”.
Ogni tempo ha le ricchezze e le sue povertà. Ha contesti che facilitano o rendono problematica l’educazione.
Gioacchino e Anna hanno saputo generare alla fede una ragazza capace di riconoscere e rispondere con coraggio e determinazione positiva, al Signore.
Emerge quindi il ruolo educativo determinante dei genitori: infatti sino ai 12 anni del figlio, il ruolo predominante era affidato alla madre poi al padre. Centro di trasmissione della conoscenza e dell'osservanza della Torà era, accanto alla Sinagoga e alle scuole sinagogali, appunto la famiglia: i figli erano sollecitati a divenire solidi anelli della ininterrotta catena attraverso cui trasmettere alle future generazioni il patrimonio religioso ereditato dai padri. Nella famiglia si praticavano prescritte cerimonie, con il preciso intento di perpetuare la conoscenza della storia e valorizzare la tradizione. L'educazione, la formazione del carattere, il comportamento morale, l'amore della libertà, e della giustizia, l'amore del prossimo, il timore di Dio, il rispetto per i genitori ed i maestri, erano elementi fondamentali dell'insegnamento familiare; l'abitudine alla preghiera, alle varie benedizioni sul vino, sul cibo e su ogni atto della vita quotidiana, l'osservanza del casheruth e della purezza rituale contribuivano ad infondere l'ossequio verso il Signore; la consacrazione e la celebrazione del Sabato e delle feste, che gli ebrei considerano parte integrante della loro vita, divenivano esperienze cui ogni membro della famiglia partecipava direttamente. I momenti più significativi dello sviluppo e del passaggio attraverso le varie fasi della vita, dalla nascita alla pubertà, al matrimonio, alla morte, erano particolarmente solennizzati attraverso un rituale, non soltanto religioso, ma che permeava di religiosità ogni occasione di riunione familiare e sociale quali: le commoventi cerimonie della Milà, del Pidyon-ha-ben, del Bar Mizwa, del Nissu'in e dell'Aveluth. Lo stile della famiglia di Nazareth è quella di ogni buona famiglia ebrea.

Appunto la famiglia
La Chiesa di Livorno ha bisogno di adulti che vivano cristianamente la loro famiglia per educare alla vocazione familiare i propri figli. Ha necessità di Comunità parrocchiali che vivano la fraternità, l’ecclesialità, la carità.
Certo la pastorale giovanile è oggi particolarmente complessa ma il problema risiede non primariamente in loro ne nei tempi difficili ma in noi adulti che non siamo sufficientemente credibili e coinvolgenti con la nostra vita di fede.
E’ più affascinante l’edonismo che non la mistica perché di mistico probabilmente nella comunità cristiana c’è ben poco.
Sono generatrici di speranze miti quali: l’autorelazione, l’affermazione lavorativa, il viaggiare, la ricchezza materiale, la qualità della vita che non la Speranza cristiana probabilmente perché l’esperienza della Provvidenza ha lasciato il posto a una molta più umana previdenza mondana e al così fan tutti.

Per generare giovani cristiani c’è bisogno di famiglie cristiane, di comunità cristiane, di cristiani credibili in politica come nel lavoro.
I giovani sono figli dei loro genitori e del tempo che vivano.
Sono figli dei loro genitori: acquisiscano da bambini come ovvi i comportamenti e gli atteggiamenti di papà e mamma. Ciò che per i loro genitori è rilevante lo diventa importante anche per essi. Per molti anni il bambino prima e il ragazzo poi, vivono come in simbiosi con i genitori. I fondamenti della loro personalità si costruiscano negli anni della fanciullezza e sono determinati nella fase successiva dello sviluppo e della maturità della propria personalità. Quando acquisito da fanciulli e ragazzi è quando mai importante per la costruzione di una persona cristiana, è per fare un esempio, simile alle fondamenta di una casa.

Certo ciò non è sufficiente.
Occorre ancora molto altro perché sono figli anche del loro tempo.
E questo è un tempo dove per un adolescente contano soprattutto se non esclusivamente, le proprie esperienze. È quindi necessario che l’opera educativa degli adulti, dei genitori in particolare, s’intrecci con l’opera formativa della parrocchia.
Sono appena tornato da una terra, quella Indiana, da uno stato quello del Kerala, dove la partecipazione domenicale al l’Eucarestia è totale, 100% dei fedeli: tutti vanno a messa, è ovvio come il respirare. E accanto a questa corale partecipazione liturgica c’è la formazione catechistica: 12 anni di catechismo per tutti, in tutte le parrocchie, dai 5 ai 17 anni; e ogni mese, ogni famiglia, si ritrova con altre famiglie per un loro percorso formativo e in ogni famiglia, alla sera, prima di cena, la recita del Santo Rosario tutti insieme! Andate e vedete oppure parlate con i molti religiosi e religiose del Kerala presenti nella nostra diocesi.
Quindi umiltà: tanto è il cammino da compiere.

La trasmissione della fede ai giovani è questione che interpella prima di tutto lo stile di vita dell’adulto: in primis di noi sacerdoti e consacrati, dei coniugi, delle famiglie e delle parrocchie.
Occorre docilità allo Spirito Santo, egli ci indica la via.
Determinazione e coraggio a percorrere la strada che il Santo Padre ci indica: la parrocchia? famiglia di famiglie. Crescere quindi come Comunità, crescere come comunione di comunità di famiglie le quali pregano nelle loro case e vivono un percorso condiviso in parrocchia.
La fede nella redenzione, nella vita eterna, nel paradiso debbono essere palpabili all’interno di ogni comunità familiare o parrocchiale. Già e non ancora: spesso si è appiattiti sul non ancora…….perché poveri d’incontro con la Parola, poveri di ascesi, di purezza e di vita mistica.
“Come in Cielo così in terra”…….con i piedi per terra ma con il cuore in Cielo.
“Per me vivere è Cristo e morire è un guadagno!” E’ lo stato del mio cuore e traspare in me questa esperienza affascinante, quotidiana e concreta di Dio?
Anche Maria ha avuto 16 anni ma guardate un po’ come è cresciuta!!!!
..... e quale cristiana è divenuta!

Un servizio inonda  nel nostro tg delle 20:30 di questo sabato 8 settembre

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