Doroni “imbarazza” il Giorno del ricordo

PISA - Le esternazioni del Prof. Stefano Doroni mettono in imbarazzo la commemorazione del Giorno del Ricordo.

Decenni di costanza, pazienza e determinazione da parte dei testimoni diretti o dei figli della popolazione italiana Giuliano-Dalmata.

Finalmente il riconoscimento legittimo di una giornata a ricordo delle vittime delle Foibe.

La scelta del 10 febbraio si lega ai Trattati di Parigi.

In quelli l'Italia cede alla Yugoslavia l'Istria, Fiume e la Dalmazia.

Prima e dopo due tragedie messe sotto silenzio dalle necessità del tempo, la guerra fredda.

La tragedia di una feroce pulizia etnica da parte dei "Titini" e il dramma degli esuli in fuga, decine e decine di migliaia, accolti malamente dai loro "compatrioti".

Nella Sala Baleari di Palazzo Gamabacorti la presenza di tutte le massime istituzioni locali conforta la comunità Giuliano Dalmata della Provincia di Pisa

La sua Presidente, Rossella Bari, invita al dialogo, alla riflessione storica, alla speranza di una visione obiettiva priva di livori e manipolazioni.

La sentiamo nell'intervento che riportiamo nei nostri notiziari delle 14:30, quelli a seguire e in contemporanea in diretta su Live Tv.

Invito che riporta alla querelle Doroni.

Il Professor Stefano Doroni insegna letteratura e storia in una scuola secondaria di II grado a Pisa.

Invitato ad un evento programmato dal Comune per questa giornata in qualità di relatore.

Ma emergono le sue esternazioni che scrive sul proprio profilo facebook.

Non le riportiamo per correttezza etica data dall' utilizzo generoso di una dialettica livorosa e violenta.

L'Assessore Andrea Buscemi ne è venuto a conoscenza a seguito delle critiche e della documentazione apportata dal gruppo consiliare Una città in Comune.

La reazione è stata immediata e unanime da parte dell'intera giunta.

Assoluta distanza dalle parole proferite dal professore e annullamento a data da destinarsi dell'evento programmato a conclusione della giornata commemorativa.

Lo stesso professore si è poi dato malato.

In  serata in redazione è arrivata una mail firmata dal professor Stefano Doroni che chiede di pubblicare integralmente.

Cosi di seguito:

"CI METTO LA FACCIA"

Io ho sbagliato. E non lo dico perché è pubblicamente scoppiato il caso, ma piuttosto perché questo caso mi ha posto di fronte alle mie parole da una prospettiva nella quale non mi ero posto prima. Le mie parole sul mio account facebook, parole di un privato cittadino che si sfoga malamente, sono censurabili e non devono essere acettate: io per primo chiedo poterne fare ammenda. Non avrei dovuto usarle e scrivo queste righe per condannarle: intendo, come si dice, metterci la faccia; è, credo, da persone oneste che sanno riconoscere il giusto e l’ingiusto, metterci la faccia quando si fa qualcosa di buono così come quando si compie qualcosa di brutto, e io ce la metto. Scrivendo queste righe praticamente di getto.

L’uomo sbaglia e quando lo fa deve ammetterlo, pubblicamente, non importa davanti a quante persone: perciò ribadisco la mia personale condanna dei termini da me usati per esprimermi su argomenti e temi a me non graditi, e contemporaneamente chiedo, altrettanto pubblicamente, scusa a tutti coloro, persone, associazioni, enti, gruppi, che si siano sentiti offesi, giustamente, dalle mie espressioni. Spero siano accettate con la stessa sincerità con cui le porgo, così che ogni dibattito e discussione possa prendere binari corretti e non macchiati da termini che niente di buono portano a nessun confronto.

Intendo confermare che non sto mutando le mie opinioni in merito a ciò che non condivido, quanto ad atteggiamenti, politiche, strategie o comportamenti messi in atto da enti o soggetti che hanno una cultura politica diversa dalla mia: le opinioni sono libere, tali devono restare, per tutti. Ma pur nella differenza di pareri e convinzioni, ancora una volta prendo le distanze da quelle mie espressioni che sono e restano inaccettabili e che, prego chiunque di credere, in buona fede mi sento estranee e giudico improvvidamente usate in uno sfogo brutale a cui ha ceduto la mia emotività, non la parte più profonda del mio animo e del mio pensiero. Affido queste righe alla lettura, spero benevola e comprensiva, di chiunque, giustamente, ha attaccato, stigmatizzato tali parole e da esse ha preso le doverose e ineccepibili distanze. Mi unisco a tutti questi nello stigmatizzare e rifiutare quelle mie espressioni, sperando sinceramente di poter continuare a contribuire al bene della vita comune tramite un civile e costruttivo confronto.

Saluto sinceramente tutti.

Stefano Doroni

 

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