I giovani e l’Europa, a cento giorni dal voto

I giovani e l'Europa: quale rapporto? Quali aspettative a cento giorni esatti dal voto?

Ospitiamo oggi nel nostro sito una bella riflessione di due studenti del Liceo Classico di Livorno sull'Europa. Chiara e Stefano in questi giorni sono in redazione con noi per il progetto di alternanza "scuola-lavoro". Sono entrati in contatto con docenti e ricercatori del CesUE (Centro studi sull'Unione Europea) e hanno sviluppato alcune considerazioni in vista delle prossime elezioni europee (a fine maggio).

Di seguito trovate anche due interviste che hanno fatto al direttore e ad una ricercatrice del CesUE.

i giovani e l'Europa

Stefano Vuoto e Chiara Liuzzo incontrano il prof. Roberto Catsaldi (CesUE)

Noi giovani e l'Europa

di Chiara Liuzzo e Stefano Vuoto  (Liceo "Niccolini-Guerrazzi" di Livorno)

Le prossime elezioni europee di solito non attirano l’attenzione del mondo giovanile. Chiedendo in giro dei pareri, infatti, molti ragazzi rispondono di essere disinformati e/o disinteressati.

Tra i giovani interessati, le correnti di pensiero e le opinioni in merito alle prossime elezioni europee sono varie, ma c’è una costante: la difficoltà a trovare un partito o una coalizione il cui programma sia davvero convincente. Questo porta a una sfiducia da parte dei giovani nei confronti dell’Unione Europea. E' una Europa che sembra «già da tempo perduta» e che, con le prossime elezioni, «potrebbe perdersi del tutto».
In particolare, molti sono spaventati dalla presenza nel continente di correnti nazionaliste e antieuropeiste. Notevole anche la perplessità riguardo al ruolo che queste forze potrebbero giocare nel futuro europeo.

Alcuni concentrano le loro speranze sull’aspetto economico. Si augurano che l’Europa che verrà si impegni nella lotta al protezionismo, favorendo un’economia più libera.
Ci sono anche molti dubbi sull’efficacia delle “risposte” delle altre forze. Come preservare l’effettiva unità dell’Europa?

La speranza della popolazione giovanile sta nel raggiungimento di un’unità non solo formale, ma che si rifletta in un’azione comune degli Stati membri. Di fronte hanno problemi e tematiche che essi da soli non possono affrontare: basti pensare alla questione dell’immigrazione o dei cambiamenti climatici. Quest'ultimo problema può essere risolto solo se alle grandi potenze come gli Stati Uniti, si oppone una forza altrettanto rilevante e compatta, quale l’Europa potrebbe essere.

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La storia e il futuro d'Europa

Stefano Vuoto incontra Roberto Castaldi (CesUE)

Quali differenze ci sono fra l’Unione Europea di oggi e quella di ieri? In quali aspetti del quotidiano l’Europa si fa vedere? L’Unione Europea è davvero unita come indica il nome o ci sono al suo interno divisioni e fratture?

Rispondendo a queste domande il Prof. Roberto Castaldi, direttore del settore Ricerca e Sviluppo del CesUE e Professore associato di Filosofia Politica presso l’Università eCampus, dà uno sguardo all’Europa, evidenziandone aspetti interessanti.

L’Europa odierna tratteggiata dal docente universitario è certamente diversa da quella del passato, ma mantiene gli stessi obiettivi: preservare la pace nel continente dopo i conflitti mondiali e favorire uno sviluppo economico comune degli Stati membri. In linea con queste finalità nel 1951 nasce la CECA, per ridistribuire carbone acciaio, risorse fondamentali per la ripresa post-bellica. In tempi più vicini, nel 1992, con il trattato di Maastricht, prende forma il mercato unico.

Una tappa importante nella storia dell’Unione, i cui effetti sono visibili ancora oggi, è il 'Compromesso di Lussemburgo' del 1966, che impedì il passaggio a votazioni a maggioranza qualificata, lasciando necessaria per l’approvazione delle leggi l’unanimità.

Nonostante il voto a maggioranza qualificata sia stato esteso nel 1985 ad alcuni ambiti, il voto all’unanimità permane tuttora su competenza fondamentali dell’Unione, quali la politica estera, la sicurezza e le questioni macroeconomiche, impedendo di fatto la trasformazione dell’UE in uno Stato federale sovranazionale.

Nell’opinione comune l’Europa come istituzione spesso è sentita come “lontana”, assente dalla vita quotidiana. Al contrario, nel vivere quotidiano ci sono molte “tracce” dell’UE: basti pensare che le normative degli Stati membri seguono direttive europee o si rifanno a modelli stabiliti al suo interno. L’Europa inoltre stanzia per ogni Stato membro dei fondi strutturali con l’obiettivo di creare posti di lavoro e favorire lo sviluppo economico; la gestione di questi fondi è affidata alle Regioni, dalle quali dipende dunque un loro buono sfruttamento.

In un’Europa che appare divisa, con gli Stati membri intenti a difendere gli interessi nazionali, è possibile trovare unità? Sì, risponde il Professore, in quanto l’unità non si realizza nella convergenza delle idee delle parti in causa, ma in un confronto che porti ad una visione comune e ad un’azione collettiva.

'Perchè studio l'Europa'

Chiara Liuzzo dialoga con Federica Martiny (CesUE)

Se in ambiti scientifici essere un ricercatore per il mondo di oggi risulta forse più capibile, esserlo in discipline umanistiche potrebbe suscitare qualche dubbio sulla ricerca da svolgere. Federica Martiny, ricercatrice del CesUE (Centro studi, formazione, comunicazione e progettazione sull’Unione Europea e la global governance), spiega come sia riuscita a trasformare in lavoro la sua passione, sviluppata sin dai tempi del liceo, per la politica e l’Europa.

Ha frequentato Filosofia all’Università, con un particolare interesse per la filosofia politica, per poi concentrarsi su studi riguardo l’Unione Europea.

Se la filosofia in sé è uno studio dell’individuo nel mondo, la filosofia politica è un indagare, un ricercare l’origine della miglior convivenza civile in una comunità appunto politica.
Nel 2013 a Pisa frequenta il corso di Studi di Filosofia e Forme del Sapere. La tesi riguardava antropologie ed epistemologie antiutilitaristiche, spiegando che si deve “tener conto della complessità della natura umana, senza cercare di ridurla a polarità idealtipiche, ma al contrario, cercandola nelle pieghe nelle quali essa si insinua e ritrovando in essa il fondamento ultimo della nostra libertà”.

Continua poi parlando dei progetti futuri: l’intenzione è quella di espandere il proprio campo d’azione, non facendo più solo riferimento all’Unione Europea e alla sua economia, ma riuscendo ad avere una visione di economia globale in modo da poterla approfondire e studiare.

I giovani e l'Europa, il confronto prosegue in tv. Ogni martedì alle 21.15 c'è EUnews

 

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