Nuovo presidio alla Metro di Pisa

PISA - Nuovo presidio alla Metro. Dopo appena due settimane torna la mobilitazione alla Metro di Pisa. Bandiere dei sindacati e striscioni sono fuori dal punto vendita per la seconda volta in 15 giorni. Al centro motivazioni condivise dai lavoratori di altri punti vendita a livello nazionale. Il rappresentante della Rsu, David Cecconi, non aveva mai visto due scioperi in 15 giorni. E' evidente il segnale che la distanza fra i lavoratori e l'azienda sul contratto integrativo in trattativa è ampia e con i toni sempre più accesi. La prima agitazione si è tenuta lo scorso 5 aprile. In queste ore il nuovo presidio davanti la porta del negozio di Ospedaletto.

Nuovo presidio alla Metro

La vertenza è nazionale ed interessa circa 4200 dipendenti in tutta Italia per 48 negozi. In Toscana sono quasi 300, 155 in due punti vendita a Firenze, poi gli esercizi a Lucca e Pisa, con rispettivamente 38 e 90 lavoratori. Al presidio presente anche la segretaria generale Filcams-Cgil Pisa Caterina Ballanti: "Dal 1° aprile Metro ha unilateralmente approvato un Regolamento Interno Aziendale che non integra il contratto nazionale, bensì peggiora i diritti ed il salario dei dipendenti. Inserisce un sistema tempo ad esempio che cambia l'organizzazione del lavoro, incidendo sulla vita delle persone. Sono liberalizzati turni e orari, che possono essere cambiati giorno per giorno".

 

Nuovo presidio alla Metro a Pisa.

“I dirigenti aziendali parlano di conciliazione tempi-lavoro ma alla fine non è così. Quelli che ci rimettono sempre siamo noi con un concetto di flessibilità dell’orario di lavoro che va oltre qualsiasi possibilità di organizzazione della giornata divisa tra lavoro e famiglia – spiegano in coro i manifestanti. Sì perché la flessibilità consiste - continua David Cecconi - in una concentrazione di ore nel fine settimana. E' un insieme di problemi, anche nel rapporto con il sindacato, questioni che sono peggiorate negli ultimi anni. E stiamo parlando di un'azienda che fa utili, nel 2018 Metro ha guadagnato oltre 12,5 milioni di euro. I dirigenti dicono 'non si fanno aumenti generali, ma se si va bene i soldi ci saranno', poi in realtà non viene dato niente.” L’integrativo? A sentire i lavoratori consiste soltanto nel restituire ingiustamente all’azienda somme di denaro ricevute giustamente da lei.”

Il rappresentante della Rsu ripercorre il trend negativo nelle trattative azienda-sindacato: "Sono 7 anni che non si fanno accordi, anche su materie in cui abbiamo le stesse posizioni. L'ultimo accordo integrativo è del 2016, disdetto il 31 ottobre 2018. Poi ci sono stati i 5 mesi di trattativa, con l'azienda che dava informazioni parziali volta per volta. Dal 2012 aspetti come le ferie o il lavoro domenicale, dopo essere stati decisi, vengono scritti su un foglio che viene affisso al muro senza niente di ufficiale. Molte poi sono le pratiche attraverso cui i sindacati vengono gradualmente messi in secondo piano.

Sull'iniziativa abbiamo realizzato due servizi. Uno è inserito nel nostro Telegiornale del prossime ore e visibile sulla nostra Live Tv. Il prossimo andrà in onda domenica di Pasqua.

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