Corsa del 25 aprile e libertà per tutti

LIVORNO – la corsa del 25 aprile, indicando in quella parola un contesto più profondo e che entra nel dettaglio della storia molto intricata di quel periodo.

Come ogni 25 aprile e in un crescendo costante, non mancano le polemiche, le frasi, gli atteggiamenti, le sfide e i moniti.

Ciò indica che il 25 aprile è vissuto ancora con modalità diverse.

Conferma che è dunque vero che il 1943-1945 ha visto svolgersi sia la guerra tra Alleati e Asse e sia la guerra “civile” tra gli stessi italiani.

Un biennio fatto di numerosi fatti di cronaca che, esaminati, portano ad un opinione oggettiva.

Difficile permetta di mettere in equa parità le due scelte di campo.

In guerra tutti sono cattivi e in guerra l’evento crudele può essere all’ordine del giorno.

Diversamente se l’atto di crudeltà diviene “sistema”, “metodo”, qui avviene il differenziale.

Indubbiamente occorre mettere come priorità il compito di “raccontare” in modo corretto ai giovani, agli studenti, come siano andate le cose.

Affrontando la documentazione fattuale di tutti gli aspetti che hanno carettrizzato quei terribili 22 mesi.

La festa del 25 aprile non è sato un Derby tra Fascisti e Comunisti.

C’erano i Tedeschi, cioè le Forze Armate che occupavano un territorio che fungeva per loro da area cuscinetto per impedire l’ingresso in Germania da parte degli “Alleati”.

Poi i Nazisti che davano ostinatamente la caccia agli ebrei e lo fecero fino all’ultimo giorno di vita dell’immortale Terzo Reich.

Proseguendo, i fascisti, quelli della repubblica di Salò, impiegati dai loro amici camerati nei lavori più sporchi, dare la caccia alla resistenza, agli ebrei, alla criminalità comune.

C’era anche l’esercito ma venne impiegato localmente e di rado perché ritenuto inaffidabile e disprezzato.

E ancora gli inglesi e gli americani insieme agli italiani ancora legati alla monarchia sabauda.

Infine i partigiani e tutta quella popolazione che affrontò il periodo più buio della storia italiana cercando di sopravvivere.

Con atti di coraggio o in passiva attesa, a seconda dell’indole.

Senza che mancassero episodi di opportunità, sciacallaggio e tutti gli aspetti negativi legati alla paura di morire o anche di non mangiare.

Inglesi e americani che avevano idee diverse per il futuro dell’Italia.

Per loro si trattava di un nemico vinto e da trattare come suddito delle loro scelte.

Per gli inglesi la sopravvivenza della monarchia era un valido baluardo contro l’insorgenza del comunismo.

Per gli americani sarebbe stata più duttile una repubblica da costruire a tavolino.

Infine i partigiani che non erano solo comunisti.

C’era tutta la rosa di ogni pensiero politico espressa da un parlamento che venne messo a tacere in modo definitivo nel 1925.

In pratica c’erano tutti, anche se solo in 100 mila, come altrettanti erano i Repubblichini.

Alla vigilia della primavera 1945, l’offensiva alleata era pronta, Fascismo e Nazismo erano alla vigilia del crollo.

Per tre settimane il CLN chiese indicazioni su come operare in coordinamento con i loro alleati.

Alleati che potettero o vollero fare poco nei confronti di quelle aree del nord Italia che erano riuscite a liberarsi dagli occupanti.

Un capitolo spesso dimenticato, quello delle repubbliche partigiane, ce ne furono 21.

Vennero spazzate via dalla reazione Nazi-fascista, nei metodi e con le conseguenze che tutti conoscono o dovrebbero conoscere.

Ma in quei gorni gli alleati davano  risposte sempre più ambigue.

Si stavano preparando quei giochi che avrebbero dato il via al panorama di assetto di una nuova Europa destnata alla “Guerra Fredda”.

Fu a quel punto che i dirigenti di ogni corrente politica partigiana si resero conto che se non avessero “preceduto” i loro alleati, non avrebbero avuto voce in capitolo pe ril futuro del paese.

occorreva in pratica liberare l'italia di corsa.

Così ecco venire diramato l’ordine di nsurrezione generale, a tutti i costi e con ogni mezzo.

Era la sera del 22 aprile e mentre gli americani scendevano con calma gli appennini diretti verso la Pianura Padana, i partigiani entrarono si misero in corsa contro il tempo.

Dapprima con difficoltà ma poi riuscendo a raggiungere tutti i gruppi sparsi isolati sui monti, gli stessi scesero nei centri abitati per liberarli prima che arrivassero gli “alleati”.

Il 25 aprile, l’insurrezione era generale, un avera corsa, come detto e quesot scatenò le ire, non del nemico, oramai in fuga, ma degli stessi alleati.

Sul 25 aprile abbiamo fatto servizi nei nostri Tg che ricordiamo essere visibili in contemporanea con la diretta di Live Tv.

Questi si dovettero rendere conto che al tavlo delle decisioni finali avrebbero dovuto lasciare uno spazio.

Quello spazio, conquistato, di corsa, ha permesso numerose altre date storiche per l’Italia.

E se pur con fatica questo paese ha conquistato il diritto a vivere nella libertà di una democrazia e di una costituzione, a volte si può scendere nella palude dei se:

Senza quel 25 aprile, L’Italia rischiava di diventare un paese simile a quelli succubi che sarebero sorti oltre la cortina di ferro o che già esistevano nel continente sud americano.

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