Nuove regole in Toscana per le cave

FIRENZE - Alla fine, enll'ultima seduta del mese di luglio, il Consiglio regionale ha approvato a maggioranza il nuovo piano cave. Nello stesso momento è stata modificata la precedente legge sull'attività estrattiva, varata nel 2015.

Hanno votato sì 21 consiglieri (della maggioranza), si sono opposti i 12 consiglieri dei gruppi di opposizione.

L'assessore interviene in tv

Il significato dei due provvedimenti lo spiega l’assessore Vincenzo Ceccarelli in collegamento nel nostro tg (repliche alle 20.30 del 31 luglio e in tgrunner). “Abbiamo mediato tra sviluppo e ambiente, tra lavoro e rispetto dell’equilibrio e abbiamo fatto un buon lavoro”. Facciamo notare che sono arrivate critiche sia dal mondo ambientalista sia da Confindustria. Lui risponde che le consultazioni sono state lunghe e poistive, e in ogni caso il piano dovrà essere costantemente monitorato.

Ceccarelli con i tecnici sulle cave

l'assessore Ceccarelli con il suo staff subito dopo l'approvazione del Piano

“Si tratta di uno strumento davvero nuovo – dice Stefano Baccelli, presidente della Commissione regionale Territorio e Ambiente – che ha l’ambizione di fare un salto di qualità e con il quale si vuole garantire una visione d’insieme e dare regole per quanto possibile univoche. Con due obiettivi prioritari, la tutela dell’ambiente e dare eguali opportunità alle imprese del settore”.

Cos'è il Piano cave

La definizione del Piano regionale cave è contenuta nella sua premessa. E’ “lo strumento di pianificazione territoriale con il quale la Regione persegue le finalità di tutela, valorizzazione, utilizzazione dei materiali di cava in una prospettiva di sviluppo sostenibile e privilegiando il riuso dei materiali assimilabili”.

E’ prevista la ‘mappatura’ delle attività estrattive e dei vincoli esistenti. Calcola i bisogni su scala regionale tenendo conto anche del riutilizzo e più in generale della sostenibilità.
Nella legge, approvata nella mattinata del 31 luglio, è contenuta anche la norma che “almeno il 50 per cento della filiera del marmo debba rimanere sul territorio, e che i blocchi di marmo da taglio siano lavorati in loco”.

Critiche le opposizioni

Non la pensano allo stesso modo i consiglieri di opposizione, che hanno irrigidito ulteriormente la loro posizione al momento del voto. Secondo il Movimento 5 Stelle, nonostante alcuni passi avanti, il piano non corrisponde alle vere esigenze dei territori e dei comuni dove si svolge l’attività estrattiva. Tutti respinti gli emendamenti della Lega, la capogruppo Montemagni e tutto il centrodestra attaccano: “una pagina brutta dell’economia toscana”. interviste e approfondimenti venerdì sera in Regionando, su Telegranducato.

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