Acquedotto da salvare: Il si delle Istituzioni

PARRANA – Dalla Piazzetta di Via del Pino per un cammino di 18 km e vedere da vicino lo stato di salute dell’Acquedotto Leopoldino.

Si tratta di un manufatto che racchiude in se elementi preziosi altrimenti introvabili.

L’Acquedotto Leopoldino venne progettato dall’Ingegnere Giuseppe Salvetti e approvato dall’allora  Granduca di Toscana Ferdinando III nel 1792.

Livorno aveva carenza cronica di acqua e il sistema già vetusto di polle sorgive e condotte medicee andava incrementato.

Oggigiorno si indica come Acquedotto Leopoldino perché venne completato decenni dopo. Proprio sotto il governo del Granduca Leopoldo II.

Da Salvetti a Zocchi a Poccianti con un completamento non indifferente di condotta tra tratti poco sotto il suolo terrestre, aree in galleria sotterranea e sopraelevate su arcata come facevano gli antichi romani.

Qua e là stazioni di sosta e di controllo, nel progetto generale, oltre ai grandi serbatoi di decantazione e conservazione come il Cisternino di Pian di Rota, il Cisternone e il Cisternino di città, c’era altro ancora.

Già a quei tempi si considerava l’opera come un bene prezioso da raccontare alla comunità.

Erano stati progettati viali e aree di sosta per poter passeggiare e contemplare l’opera di bene pubblico.

L’acquedotto garantì l’acqua a Livorno fino al primo dopoguerra, quando si rese necessario allargare il raggio di ricezione e allacciarsi alle strutture di Filettole.

Ancor oggi l’Acquedotto ha una sua funzione di utilità anche se limitata.

Nella giornata che noi abbiamo seguito e che abbiamo raccontato nei nostri notiziari, hanno aderito alla iniziativa promossa dalla Associazione “Salviamo il Salvabile”, diverse istituzioni.

Finalmente la presenza dei due sindaci, Luca Salvetti per Livorno e Adelio Antolini per Collesalvetti.

Una presenza che faccia da garante e con lor il Presidente di ASA Nicola Ceravolo e della regione Toscana per mezzo del Consigliere Francesco Gazzetti.

Per chi ha avut il tempo pe rpoterlo fare una giornata fatta anche di lezioni all’aperto, infrmazioni didattiche, percorso trekking tra boschi e sentieri.

Andand anche a vedere dove la natura ha “mangiato” e portato in rovina alcuni tratti dell’opera.

Ma non è troppo tardi e salvare il salvabile si può, anzi, si potrebbe andar eben oltre.

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