Libeccio da maltempo e da anniversario

LIVORNO – C’è Libeccio e Libeccio, ma quello di questi giorni non è figlio dei cambiamenti climatici in corso, è un ritorno antico che riporta alla memoria un anniversario tutto labronico.

In questo torno di tempo la prima decade di novembre è un continuo richiamo di eventi, sia storici che liturgici.

Si parte da Ognissanti per andare a commemorare tutti i defunti e quindi si passa a ricordare i caduti di tutte le guerre e far seguito all’anniversario del completamento dell’Unità Nazionale con la fine della Grande Guerra e la festa dedicata alle Forze Armate.

Ultimamente si è aggiunta un'altra data che ha assunto un valore di portata mondiale, la caduta del muro di Berlino il 9 novembre 1989  quale atto concreto della fine della “guerra fredda”.

Ma rimanendo nello stretto orizzonte degli anniversari locali, Livorno si fermi e ricordi un  gesto che seppure antico è parte del DNA di chi ancor oggi vive all’ombra dei Quattro Mori.

Si tratta dell’anniversario dell’assedio e della resistenza della popolazione di Livorno nel 1496.

Il Libeccio fu un prezioso alleato che insieme alla pioggia, aiutò la disperazione di quei civili che con forche, roncole e bennati volle rifiutare la resa davanti a forze militari ingenti e bellicose.

In breve, nel  settembre 1494 il Re di Francia Carlo VIII discese in Italia per portare a termine i suoi disegni di conquista del Regno di Napoli.

L’impresa fallì ma il suo ingresso in Italia portò scompiglio e cambiamenti nell’assetto politico: Firenze cacciò gli arrendevoli Medici e si proclamò Repubblica.

Pisa si ribellò a Firenze e per riottenere una libertà persa da quasi un secolo chiese protezione proprio al sovrano francese di passaggio.

Nella confuzione di quel periodo, rientrato in patria a leccarsi le ferite, i Pisani pur di non rimanere soli si affidarono all’Imperatore  Massimiliano d’Absburgo, titolare virtuale dell’Italia centro-settentrionale.

Intenzionato a difendere Pisa e a sconfiggere Firenze  per porvi un governo di suo piacimento, Massimiliano scende in Italia con una forza di 10.000 e una flotta di 30 navi. Lascia guarnigioni lungo il percorso e giunge a Pisa ancora con ingenti forze, 6000 soldati e  la flotta, ne lascia parte nella città  della Torre e converge il resto su Livorno.

Il piccolo borgo non ancora città, è la punta avanzata dei fiorentini, intenzionati a riprendersi la città ribelle, ma  la guarnigione è scarsa, 500 uomini e l’arrivo delle forze imperiali porta Firenze, per paradosso, a chiedere aiuto a Carlo VIII che decide di aiutarli inviando 500 soldati, ma non basta.

In tempi rapidi fiorentini e civili organizzano al meglio le loro difese erigendo due bastioni, uno dei quali viene affidato ai civili, il bastione del “villano” dove si sistemano circa 500 civili.

Il rapporto però è disperato, 1500 contro 6000 imperiali e 30 navi.

Alla fine di ottobre del 1496 l’esercito imperiale arriva a Coltano, passa l’Ugione e inizia a manovrare per circondare il borgo di Livorno, nel frattempo inizia ad alzarsi il libeccio.

Il primo di novembre l’accerchiamento è completo, le artiglierie piazzate ma il giorno dopo si scatena un nubifragio da Codice Rosso e le polveri dellle bombarde sono inutilizzabili.

L’Imperatore decide quindi per un assalto all’arma bianca e dopo aver studiato la situazione individua il punto debole nel bastione del Villano, il tempo però sta peggiorando, continua a piovere e il Libeccio sta iniziando a rinforzare.

Il 3 novembre parte l’attacco concentrato e per una intera giornata la popolazione riesce a respingere le ondate dei soldati professionisti armati di tutto punto.

Il tempo stirnge e l’imperatore vuole farla finita ma nel corso della notte il libeccio diviene furioso e inizia a spazzare la costa con violente mareggiate.

Le 10 navi che erano dentro Porto Pisano  ma le altre 20 subiscono ingenti danni, finiscono tra gli scogli, si rovesciano, mentre le tende dell’accampamento volano via, il materiale si sparpaglia ogni dove.

La situazione è pessima, si prova un ultimo attacco ma è privo di mordente e alla fine, stizzito, l’imperatore ordina la ritirata.

Dal bastione si leva un grido di gioia che si mescola al llibeccio che soffia e la pioggia che cade.

La libertà è stata difesa nonostante i pronostici, questo è un anniversario che non va dimenticato.

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