Piano Marshall? Ma cos’è?

STORIA- Piano Marshall, negli ultimi giorni questo termine viene ripetuto in continuazione e forse sono in pochi a ricordare da dove nasca e cosa voglia dire.

occorre fare un passo indietro nel tempo e tornare all'immediato secondo dopoguerra.
L'Europa aveva subito notevoli danni dovuti al fatto che la guerra e le sue violenze avevano sostato sui suoi territori per diversi anni e alla fine del conflitto le economie, le infrastrutture e le società di quei paesi erano a pezzi.

I governi che erano subentrati a quelli del passato bellico erano molto instabili e non riuscivano a rispondere alla domanda primaria dei suoi cittadini "pane" e con essa, per averlo, "lavoro".
Gli USA invece erano usciti dalla II Guerra Mondiale con un incredibile surplus produttivo di qualsiasi genere e un bilancio di danni risibile rispetto ad altri paesi che erano usciti dissanguati, con intere generazioni portate via dalla guerra.

Guerra finita nel '45 e Guerra fredda già avviata subito dopo. Ancora non esisteva la NATO e neanche il Patto di Varsavia ma era chiaro che occorreva in qualche modo "escogitare" il miglior sistema per crearsi più amici possibili.
Una amicizia che doveva essere accompagnata dal senso di gratitudine e di debito morale nei confronti dell'aiuto prezioso.
Così ecco il Generale George Marshall, allora segretario di Stato del governo Truman, annunciare, nel giugno del '47 un piano per aiutare la ripresa Europea, lo European Recovery Program (ERP).

Questo piano consisteva in uno stanziamento di oltre 12 miliardi di dollari e viene da tutti gli storici ritenuto uno dei momenti più importanti della storia della politica internazionale.
Marshal affermò che senza questi aiuti, la gran parte del vecchio continente avrebbe conosciuto un gravissimo deterioramento delle condizioni politiche, economiche e sociali, con rischi simili a quanto aveva già vissuto l'Europa dopo la Grande Guerra tra rivoluzioni di sinistra e di destra che avevano caratterizzato il periodo 1918-1923.

L'ERP o come già lo chiamavano in Europa, il Piano Marshall venne positivamente accolta da tutti i paesi europei.
La Francia addirittura chiese di estendere la cosa anche all'URSS ma quella via rimase lettera morta.
Venne creata una Istituzione apposita con tecnici, funzionari ed esperti che circolarono in Europa per organizzare, coordinare, siglare accordi e pattuizioni col fine di veicolare gli arrivi di sostegno.

I programmatori inviati da Washington cercarono di spingere gli europei ad utilizzare gli aiuti non per fronteggiare le contingenze del momento, quanto piuttosto per avviare un processo di trasformazione strutturale dell'economia dei loro Paesi.
Alcuni paesi seguirono in buona parte questa via, altri erano in tale emergenza che veicolarono la gran parte dei capitali assegnati per l'acquisto di generi di prima necessità, prodotti industriali, combustibile e, solo in minima parte, macchinari e mezzi di produzione.

Il Piano consentì all'economia europea di superare la crisi, favorendo una ripresa già visibile nel biennio '48-'49.
Altro risultato atteso e senza dubbio positivo per gli USA fu quello di inserire a pieno regime il vecchio continente nell'ottica del modello americano basato sulla "libera impresa", l' "efficentamento imprenditoriale", "la priorità alla tecnica e al produrre", la "tutela della concorrenza", la necessità di "favorire i consumi", concetti allora in alcuni Paesi quasi del tutto assenti.
Inoltre esso indicò agli europei che l'interdipendenza economica poteva costituire una soluzione alle tensioni ed ai conflitti, che da sempre avevano caratterizzato la loro storia.
Un primo passo verso l'idea di una Unione Europea che sarebbe emersa di li a poco.

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