Emergenza Coronavirus, aiuti su ogni fronte di necessità

LIVORNO- Ad ogni emergenza molti si fanno sopraffare dalla angoscia e davvero si chiudono ben oltre il riparo delle proprie mura di casa, ma tanti no.

Livorno come molti altri luoghi, dimostra un volume di attenzione per gli altri davvero significativo.

Non c’è giorno che non si vfedano maniche rimboccate, mascherina al volto e giù a scegliere, preparare, caricare e spedire ogni aiuto possibile a chi ne ha bisogno.

In questo periodo di emergenza da Coronavirus le priorità sono due, la prima è quella alimentare.

La crisi economica e altre detemrinate condizioni di disagio hanno acuito questo aspetto subito risolto dal cuore del prossimo.

Di episodio in episodio, come già raccontato in altri nostri servizi e mandati in onda nei nostri notiziari, visibili anche su mobile in contemporanea con la diretta di Live tv ci sono storie da seguire.

Eccoci questa volta nell’area della zona market, riservata alle attività del settore alimentare.

Qui si sono ritrovati tutti i lavoratori della Cooperativa UNIPORT ed il nome indica di cosa si occupano normalmente.

Attraverso il tam tam di conoscenze e delle emergenze raccontate, i componenti della cooperativa si sono rivolti ai loro dirigenti, il Presidente De Filicaia, il Vice Raugi ed il Direttore Savi e proponendo di dare una mano, anche nel piccolo, si sono autotassati per andare a fare una spesa sostanziosa che possa coprire almeno tre settimane di necessità alimentari per 30 famiglie.

Altro esempio ci viene dai professori dell’ITI Galilei.

In questa epoca da smart working e lezioni Skype ecco emergere un altra carenza, quella dei computer che fino a prima dell’emergenza potevano essere presenti in casa in modo soddisfacente, uno o forse due.

Ora invece la necessità sale e quindi i professori si sono tra loro messi d’accordo, hanno smantellato laboratori e magazzini e dal momento che a scuola non c’è lezione e l’anno si è chiuso così, hanno deciso di dare in comodato d’uso il materiale necessario per coprire il fabbisogno, al momento sono già 70 famiglie che ne hanno fatto richiesta.

In maniera capillare l’ITI è stato trasformato in un bunker da scenari apocalittici e a scaglioni le persone si presentano, firmano e prelevano ciò che serve.

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