Earth Day, 50° giornata mondiale del pianeta

 

Appuntamento dedicato alla bellezza, per ora unica, di questo pianeta e che vede come testimonial d’apertura delle celebrazioni lo stesso Sommo Pontefice che sulla salute della Terra ci si è speso e continua a perorare l’appello a che si intervenga in modo sincero e risoluto prima che sia troppo tardi.

Boschi, mare, montagne, un habitat così variegato e grazie a questo completo.

Una festa che vuole essere una nuova spinta a che i governi di tutto il mondo facciano più dei passi impacciati e discontinui fatti sin qua.

Lo viviamo personalmente con variazioni climatiche sempre più irreali e per niente naturali tra piogge torrenziali, esondazione di fiumi, scioglimento delle nevi, tassi di inquinamento da polveri sottili che non danno cenni di abbassarsi.

Il rapporto ONU siglato ogni fine anno parla chiaramente di passi insufficienti al punto che lo stesso commissario europeo Van der Layern ha voluto indicare l’obiettivo di salvare il pianeta entro il 2050.

Spostare la data non ha suscitato una ondata di entusiasmo.

La criticità è già stata data per il 2030 e l’impegno, già vecchio di 20 anni era quello di realizzarlo per questo decennio.

Il segretario delle nazioni unite, Gutierres, ha affermato che l’obiettivo di raggiungere il modo di fermare il surriscaldamento medio planetario a 1,5 gradi richiesto dagli accordi di Parigi non sarà possibile perché siamo già a 1,1.

Allora ecco spostarlo a 2 così magari è possibile farcela, entro il 2030 o il 2050 non è dato saperlo perché la chiarezza in questo caso è meglio sia poca.

In modo cinico ma non è questo il punto, la Pandemia che si è riversata sulla Terra ha permesso, con il blocco quasi totale delle grandi emissioni di co2 nell’atmosfera, di rallentare il volume stesso di emissione dall’1 allo 0,6% e questo ha prodotto una reazione sotto gli occhi di tutti.

L’inverno, dato già per terminato quando ancora si era nei mesi che lo caratterizzavano, si è riaffacciato dall’alto con improvvise correnti di gelo, pioggia e vento freddo.

La grande cappa che fungeva da muro di respingimento ha ceduto e si è prodotta una sorta di osmosi per la quale, l’inverno cacciato via si è ripresentato anche se timidamente.

La pandemia ci impedisce di pensare ad una estate come la vorremmo ma comunque il mare nel quale vorremmo o potremmo tuffarci sarà più elevato nella sua acidità con una iperossigenzaione che ci regalerà acqua calda, mucillaggine, meduse in quantità industriale e un afa implacabile.

Numerose realtà associative mondiali hanno già segnalato che il surriscaldamento del pianeta porterà già nel prossimo biennio 2020 compreso ad un movimento migratorio di 30 milioni di persone in fuga da caldo, sete e fame.

Nel palinsesto di 12 ore dell’Earth Day che prevede la presenza di nomi insigni della cultura, dell’arte e dello spettacolo, andrebbe proposto di inserire tra le esibizioni anche quello del canto del cigno.

Ne parliamo nei nostri notiziari che possono essere seguiti su mobile in contemporanea con la diretta di Live TV.

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