Discoteche chiuse, il si e il no al Decreto

ROMA- Si della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici all’ordinanza del Ministro della Salute che sospende le attività di ballo nelle discoteche e in altri locali, imponendo l’obbligo di indossare la mascherina nei luoghi e orari della movida.

Il Si viene espresso dal Presidente della Federazione, Filippo Anelli che lo indica come punto di equilibrio tra le diverse istanze avendo sempre come punto di riferimento centrale la tutela della salute e porre le basi sicure per la riapertura, in sicurezza, delle scuole.

I dati evidenziano che il Covid è ancora in circolazione in molte regioni e in questo ultimo periodo i vettori sono i giovani, spesso asintomatici o con sintomi meno gravi.

Se il modello prosegue e nonostante la flessione si riscontra non esservi un peggioramento di ricoveri sia in ambito ospedaliero che in terapia intensiva, potrebbe evitare il timore di un ritorno a forme di lockdown totale, calibrando semmai i provvedimenti sulle esigenze delle diverse zone e sui rischi delle diverse attività.

La situazione attuale, sempre secondo Anelli, è potenzialmente simile a quella degli esordi, quando non si classificavano come Covid-19 casi che invece probabilmente lo erano già ed erano vettori di contagio.

Occorre chiamare ad una grande prova di maturità e di responsabilità i nostri giovani, chiosa il comunicato dell’ordine.

Suona diversamente la campana del Silb Toscana che lamenta il fatto che in ordine di tempo, i locali o discoteche che dir si voglia, sono stati gli ultimi ad aprire ed i primi a chiudere nuovamente.

Un intero settore che viene ostracizzato e che dovrà mandare a casa centinaia di lavoratori.

Guardando ai numeri, solo la Toscana registra 16.000 addetti tra stagionali e indotto, distribuiti in 150 discoteche e locali professionali con un giro di affari annuo stimato in 500 milioni di euro.

Il caso del Seven Apples può essere indicato come una negligenza sanzionabile e sulla quale agire semmai creando una qualsiasi forma di supporto non cogliere una manciata di episodi e giungere a decretare la richiusura tout court del settore.

Sul tema entra nel merito lo stesso sindaco di Pietrasanta dove ha proprio sede il locale divenuto punto cardine di quanto poi deciso in seguito.

Il sindaco chiede al governo un aiuto concreto teso a garantire un controllo quotidiano e più capillare nei confronti dei luoghi dove gli assembramenti sono più frequenti e dove il distanziamento non è una questione di geometria piana.

Anzi, davanti ad una presa di posizione più rigorosa, ecco l’assist a quanto perorato da tempo dal Presidente della Regione Enrico Rossi.

Una percentuale massiccia del perché dei nuovi casi, proviene dagli aeroporti e dalle frontiere.

Dalla gente andata in vacanza o dal ritorno di quei cittadini che hanno le proprie famiglie all’estero ma non sembra vi siano stati coordinamenti rigorosi per agire nel merito.

Sarebbe stato più saggio intervenire su porti, aeroporti e frontiere dopo i primi casi evidenti di contagio importato ed obbligare tutti al test e alla permanenza in casa o in strutture fino a che non sarebbe arrivata la risposta.

Ne parliamo nei nostri notiziari che possono essere seguiti su cellulare in contemporanea con la diretta di Live TV

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