Scuola: Flc Cgil, in Toscana mancano 3500 docenti

FIRENZE - Nelle scuole medie e superiori della Toscana mancano circa 3.500 docenti di ruolo: su oltre 3.700 posti disponibili, infatti, con l'ultima chiamata è stato assunto poco più del 5% a causa dell'esaurimento delle graduatorie regionali per determinate materie. A dirlo è Pasquale Cuomo, segretario generale Flc Cgil Toscana.
"Sull'immissione in ruolo di quest'anno per medie e superiori - spiega - è stato assunto il 5,18% dei docenti mancanti, meno di 200 su 3.758 posti disponibili. Il problema è che le graduatorie regionali per la maggior parte della classi sono esaurite. In particolare mancano docenti di materie letterarie, matematica, fisica e inglese". Dall'inizio dell'anno scolastico dunque, continua Cuomo, "le cattedre saranno ricoperte da insegnanti precari con contratti annuali o di pochi mesi anche soltanto di un mese. Stimiamo che, sul totale dell'organico toscano di circa 65mila docenti, il 40-45% del personale sarà precario, in alcune scuole sarà uno su due. Un dato in continuità con il trend degli ultimi anni in cui il personale va in pensione, ma non viene sostituito".

I sindacati della scuola prenderanno parte alla manifestazione indetta dal Comitato "Priorità alla scuola" che si terrà sabato 26 settembre a Roma, "per riaffermare il ruolo centrale e prioritario della scuola e della conoscenza come condizione di crescita del Paese e per denunciare ritardi e incertezze che accompagnano l'avvio dell'anno scolastico, rischiando di comprometterne la riapertura in presenza e in sicurezza, obiettivo principale dell'azione sindacale condotta nella prolungata fase di emergenza".

 

I sindacati ricordano che "già dalla scorsa primavera, hanno individuato priorità e necessità per la ripartenza, indicato soluzioni e sollecitato investimenti in termini di organici, di spazi, di servizi connessi al diritto allo studio quali, per esempio, i trasporti e le mense, ritenendo prioritario l'investimento sulle risorse professionali di cui la scuola ha soprattutto bisogno. Mobilitazione e proposta, dallo sciopero dell'8 giugno alla partecipazione alla stesura dei protocolli di sicurezza, hanno caratterizzato l'azione sindacale unitaria di questi mesi; a ciò non è corrisposto analogo impegno e assunzione di responsabilità da parte del governo e del Ministero dell'istruzione".

"Ma il Paese - affermano - non può permettersi di ripartire con un'offerta formativa al ribasso, a causa dei ritardi e dell'insufficienza delle risorse. Serve un'inversione di rotta nelle politiche pubbliche, da orientare con decisione a sostegno dello sviluppo attraverso scelte mirate di forte investimento nei settori strategici, a partire dall'istruzione e formazione, fattori indispensabili per il rafforzamento del tessuto democratico e la ripresa del Paese”.

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