Caduta dell’Aquila oggi la data di un cambio d’Era

ROMA- La caduta dell’Aquila nell’indifferenza generale in una data epocale che segna il passaggio di due ere della storia umana, l’Età classica dal Medioevo.

Un impero, quello romano, che suscita ancor oggi, a distanza di secoli, l’interesse, lo studio, l’ammirazione e ovviamente l’invidia politica di ciò che esso ancora suscita.

L’Aquila imperiale romana ha generato tante altre aquile e nello sviluppo di determinati indirizzi politici successivi dettati dalla storia, non era possibile scegliere altro animale che l’Aquila.

L’Aquila dell’Impero Bizantino, l’Aquila nelle insegne Carolingie e per il Sacro Romano Impero, proseguendo nel tempo per arrivare all’aquila di Napoleone, degli Zar, degli Asburgo, e delle dittature di destra del XX secolo nessuna esclusa.

Nel corso del tempo sulla storia di Roma si sono avvicendate migliaia di ricerche e relativi saggi nel merito e con un ottica diversa oggi si guarda con stupore all’Impero Romano non più per le glorie belliche strette tra gli artigli della sua Aquila e neanche per la vastità delle conquiste stesse ma piuttosto per l’incredibile durata nel tempo di una struttura amministrativa di governo capace di operare in modo incisivo fino alla più remota periferia delle sue provincie.

Gli storici sono ancora oggi molto critici nell’individuare, per necessità di studio, la data di passaggio più corretta per parlare di Medio Evo e abbandonare l’età antica.

Quando al tramonto del 4 settembre del 476, il Comandante in capo dell’esercito imperiale, Odoacre, un barbaro Sciro accompagnato da ufficiali anch’essi di provenienza multietnica barbarica, fece ingresso in modo tranquillo nel palazzo imperiale di Ravenna e tolse al diciottenne Romolo Augustolo la corona d’oro dal capo, le insegne imperiali, il globo e l’Aquila e le mandò all’imperatore romano d’oriente, sancì la fine di un era.

La Roma dei Cesari dei Ciceroni, dei Tito Livio, Virgilio, Plauto, Ovidio se ne andava via, diventando acqua passata, anche se quel giorno dell’aquila era rimasta solo l’ombra.

I commerci erano al collasso a causa di una così grave inflazione da aver immiserito i quattro quinti della popolazione dell’impero, vessata da un gravame fiscale inaudito, dispersa nelle campagne degli enormi latifondi, rifugiandosi sotto la protezione dei potenti signori delle ville per sfuggire Tasse, leggi divenute inique e leva militare.

In questa atmosfera cupa, misera e incolore, se ne andava una struttura che solo l’accanita resistenza della burocrazia di palazzo aveva mantenuto in vita artificialmente.

Fuori da quella sala, nessuno pianse, nessuno si rese conto che prendeva vita una nuova era e questo perché il primo pensiero era proprio quello di garantirsi ognuno la propria vita giorno per giorno.

E’ il destino o il vizio di tutte quelle aquile che hanno volato sui cieli della storia e che cadendo producono lo stesso risultato.

A completamento dei nostri notiziari che possono essere seguiti su cellulare e smartphone in contemporanea con la diretta di Live TV.

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