Tamponi antigenici rapidi anche da pediatri e guardia medica

FIRENZE - I pediatri di famiglia potranno fare i tamponi antigenici rapidi per il Covid, nel proprio studio, ai contatti stretti asintomatici, individuati dal pediatra stesso oppure individuati e segnalati dal Dipartimento di Prevenzione, oppure ai casi sospetti. E' quanto prevede l'accordo firmato tra Regione Toscana e le organizzazioni sindacali dei pediatri di famiglia per potenziare la risposta dell'assistenza territoriale e contrastare la trasmissione del virus.

I pediatri che non intendono effettuare i tamponi antigenici rapidi presso i propri studi, spiega la Regione, devono darne immediata comunicazione all'Azienda sanitaria, che dovrà identificare le sedi e concordare le modalità organizzative relative all'effettuazione dei test diagnostici, raccomandando comunque al paziente l’isolamento fiduciario. In caso di esito negativo, il pediatra deve rilasciare l'attestazione di negatività al paziente.

Nella regione anche le guardie mediche contribuiranno a eseguire tamponi antigenici rapidi, nei propri studi e in locali e strutture messi a disposizione delle Asl. I test rapidi, si legge in una nota, saranno effettuati sui contatti al termine della quarantena e sui casi sospetti di avere avuto un contatto stretto, prescrivendo contestualmente il test molecolare di conferma se necessario. L'esito del tampone dovrà, poi, essere registrato nei sistemi informativi messi a disposizione dal sistema sanitario regionale. Il servizio della guardia medica rimarrà inalterato, in tutte le sedi a oggi attive, fino alle ore 24 (compresi il sabato e la domenica).

"Non c'è carenza di tamponi, c'è un sovraccarico nella diagnostica dopo che si fa il tampone, nelle persone che devono processarlo. Arcuri ha già ordinato 13 milioni di test antigenici e un milione li ha già consegnati. In più si è attrezzato per ulteriori 100mila tamponi al giorno, rispetto ai 200mila al giorno che in media oggi vengono fatti. La capacità diagnostica esiste, quello che è davvero in sovraccarico sono le risorse umane che devono processare il tampone: in alcune circostanze, lo dico per esperienza personale, lavorano 24 ore al giorno". Così il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri.

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