In Toscana la prima legge sulla sicurezza dei riders

La Toscana ha una legge sulla sicurezza dei riders. E' la prima in Italia, l'ha votata il Consiglio regionale nella sua seduta di questo martedì. Ci sono stati 24 si e 7 astensioni, ma sugli obiettivi tutti erano d'accordo: dare garanzie a chi lavora per le piattaforme digitali. "Il loro ufficio è la strada, il loro coordinatore è un algoritmo, ma in questo modo facciamo un salto in avanti", aveva detto il presidente del Consiglio regionale Antonio Mazzeo a Telegranducato qualche giorno fa (qui l'intera trasmissione "ilmioConsiglio").

La sicurezza dei riders, obiettivo condiviso

Il fatto che proprio la Toscana sia la prima regione ad agire in questo settore è certamente un vanto. La norma prevede la redazione di un documento tecnico di valutazione dei rischi, che la Giunta approva come base per impostare le forme di tutela necessarie. Tra queste anche la formazione obbligatoria, a carico del datore di lavoro, con particolare attenzione al Codice della strada e al mezzo di trasporto utilizzato. Le imprese dovranno inoltre fornire dispositivi di sicurezza, abbigliamento consono allo svolgimento delle prestazioni tenendo conto di turni notturni e condizioni atmosferiche avverse.

Comincia il dibattito sulla depurazione delle acque

Intanto è chiaro che l’emendamento pro-concerie non ci sarà più. Di fatto non è mai stato applicato perché il governo l’ha subito impugnato, ma è finito sotto la lente della magistratura nella maxi inchiesta sugli scarti della lavorazione conciaria. La nuova legge toscana, la numero 40, verrà approvata in queste ore, nella seduta del mercoledì del Consiglio regionale. E probabilmente voteranno tutti sì, così come è accaduto in commissione la scorsa settimana. Ma le polemiche non sono mancate neppure all’inizio del confronto.

Ancora polemiche sull'ambiente e sull'inchiesta

Il Centrodestra è tornato ad attaccare il Pd che – dicono appunto dall’opposizione – ha fatto passare dalla finestra quello che nel 2018 era uscito dalla porta. Insomma la procedura autorizzativa meno stringente bocciata nel 2018 è stata approvata nel 2020, esattamente il 26 maggio 2020.

Le ragioni della maggioranza le rivendica anche Federica Fratoni, ex assessore all’ambiente e ora consigliera membro dell’ufficio di presidenza: ogni tipo di autorizzazione ambientale ha comunque i suoi vincoli, ora però vogliamo chiudere la vicenda per riportarci nel perimetro della vecchia normativa. E la giunta Rossi, per dirimere il dubbio, aveva chiesto un parere tecnico sulla possibilità di cambiare l’autorizzazione.

Ora c’è anche una commissione d’inchiesta ed è presieduta dalla consigliera della Lega Elena Meini.

 

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