Come difenderci dal rischio di cyberattacchi

Siamo tutti a rischio di cyberattacchi da parte dei criminali informatici. Che possono rubare informazioni, i nostri dati sensibili, possono anche aprirsi nuove porte e nuovi accessi attraverso di noi. Come è accaduto al sito della Regione Lazio, che nonostante tutte le precauzioni e i sistemi di di sicurezza adottati, è stato “bucato” da un attacco in grande stile. Forse addirittura organizzato all’estero, con ingenti mezzi organizzativi e finanziari.

Laforenza (Cnr): "cyberattacchi sempre più frequenti"

Nel nostro telegiornale della sera di martedì 3 agosto ne parliamo con uno dei più grandi esperti di informatica in Italia, Domenico Laforenza, a lungo direttore dell'Istituto di informatica del Cnr di Pisa. «Questi atti sono aumentati del 900% in pochi mesi, li portano avanti esperti talvolta anche coperti da stati. Individuano un soggetto da colpire e entrano nel suo sistema, mettendo a rischio un’infinità di dati».

Ma com’è stato possibile? «Forse i cyberattacchi sono passati dal computer di qualcuno che era collegato a quel sito, probabilmente addirittura da remoto. La persona, con il ruolo di “amministratore di sistema”, era probabilmente in smart working e lavorava da remoto. Nel suo computer ha ricevuto questo tipo di virus, tecnicamente un ransomware, che immobilizza con la crittografia tutti i dati che trova nel computer». Non è un fenomeno nuovo, ci sono ricerche he dimostrano che con il lavoro a distanza questi attacci sono cresciuti ancora di più.

E allora come ci si difende? Su questo Laforenza ripete un concetto che ha espresso più volte a Telegranducato: «Serve maggiore cultura informatica. Quella di base, certo, necessaria ad affrontare certi pericoli e ad evitarli». Ripete che «non dobbiamo aprire ‘quella porta’, non dobbiamo cliccare su link che possono installare malware nei nostri computer e, di conseguenza, estenderli anche ad altri della Rete». Questi messaggi possono arrivare anche via WhatsApp, naturalmente.

Il riscatto per il petrolio

C’è poi la possibilità che sia richiesto un riscatto. Il caso esemplare è quello delle piattaforme petrolifere della Costa Est americana, quando si parlò di un riscatto di addiruttura nove milioni. Proprio per evitare casi limite come questo il governo ha attivato il cosiddetto “perimetro di sicurezza nazionale”. In caso di attacco deve partire subito una comunicazione tempestiva alle autorità che potranno intervenire con tempestività». Laforenza sottolinea anche l’importanza di avere dotazioni efficienti e aggiornate, soprattutto da parte della pubblica amministrazione. «Per questo l’anno prossimo entrerà in funzione il Centro  di valutazione e certificazione nazionale».

Spegnete i computer di notte (se potete)

E allora cosa possiamo fare noi, nel nostro piccolo? «Fare sempre il backup dei propri dati in modo sicuro, non aprire mai link che arrivano da mittenti sospetti o di cui non abbiamo certezze. E infine – dice Laforenza – spegnere il computer di notte».

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