Mafia: Dia, in Toscana rischi infiltrazioni per crisi Covid

FIRENZE - In Toscana "la pandemia da Coronavirus, il lockdown e le difficoltà vissute dalla popolazione e dalle imprese, specialmente nei settori turistico, manifatturiero, del commercio e della ristorazione, hanno evidenziato una crisi legata in gran parte alla mancanza di liquidità, che può lasciare spazio di manovra alle organizzazioni criminali" e che è "destinata a non esaurirsi nel breve medio periodo, ma a protrarsi in un arco temporale ancora di più ampia prospettiva". È quanto sottolineato dalla Dia nella relazione semestrale sull'attività svolta. Per questo motivo, si spiega sempre nella relazione, le indagini della Dia di Firenze sono state dirette a monitorare gli eventuali investimenti fatti nella regione da soggetti legati a organizzazioni mafiose. Grande attenzione è stata rivolta anche ai settori dei rifiuti e degli appalti pubblici.

Per quanto riguarda in particolare la 'ndrangheta, si precisa nel documento, "le acquisizioni informative fanno ipotizzare che le compagini criminali calabresi si adoperino nella ricapitalizzazione dei proventi derivanti da attività illecite". Le mafie albanese e nigeriana sono attive invece sul territorio toscano operando nel traffico e nello spaccio di droga. La criminalità cinese, si legge sempre nel documento diffuso dalla Dia, ha dimostrato di "sapersi adattare ai mutamenti socio-economici", come dimostra il sequestro a settembre 2020 da parte della Gdf di 11.000 mascherine con marchi di moda contraffatti.

Nel secondo semestre del 2020 il centro operativo Dia di Firenze ha eseguito un sequestro da 10 milioni di euro verso un imprenditore campano residente a Montecatini Terme (Pistoia) e tre misure cautelari. Monitorate 37 imprese considerate rischio di infiltrazione della criminalità organizzata e analizzate le posizioni di 6.505 persone fisiche e 1.082 persone giuridiche.

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