Il regionalismo che vuole la Toscana

La Toscana festeggia i suoi primi 52 anni e rilancia la sfida per un diverso regionalismo. Il 7 e 8 giugno 1970 i cittadini toscani per la prima volta furono chiamati ad eleggere i propri Consiglieri regionali e due anni dopo l’allora presidente della giunta Lelio Lagorio decise di celebrare l’anniversario di quel primo voto. La tradizione si era persa, oggi la recupera Eugenio Giani. Che a Firenze ha inivitato la ministra degli affari regionali e della autonomie Mariastella Gelmini e l’ex presidente Vannino Chiti. Nei corridoi e nelle scale di palazzo Strozzi Sacarti ci sono foto, documenti e testimonianze di questa storia lunga mezzo secolo.

Regionalismo vero, non autocelebrazione

Non è stata solo una celebrazione e non voleva esserlo. Percè la Toscana ha chiesto un’autonomia differenziata su due materie, specifiche: la cultura e l’energia. Giani rivendica il grande patrimonio artistico e culturale della regione e la grande produzione di energia geotermica.

E’ questo il regionalismo che chiede, molto diverso da quel modello di federalismo che imperversava fino a qualche anno fa. Giani lo fa notare proprio rispondendo a una domanda di Telegranducato. Poi apprezza la scelta di fare una legge quadro, per uniformare il processo in tutte le regioni (“e non fare come Arlecchino”, evidenzi Chiti).

Gelmini: "è la strada giusta"

La ministra annuisce: “Rispettando – i livelli essenziali di prestazione” e dunque escludendo quelle materie e funzioni dall’autonomia. “Con queste premesse – è convinto Giani – le Regioni e i territori possono crescere. E con loro i servizi ai cittadini”. Una sfida, quella dell’autonomia differenziata, che parla anche di semplificazione e sburocratrizzazione e di specicità da valorizzare.  Nel solco di quel regionalismo che, tra i suoi padri, annovera il toscano Pietro Calamandrei, come ricorda ancora Giani.

Un servizio con tutte le interviste è nei nostri www.telegranducato.it/live-tv

della sera e della notte

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