Rigassificatore: l’urgenza di Cingolani

Il ministro Cingolani suona l’allarme: il rigassificatore a Piombino serve nei tempi previsti (cioè all’inizio del 2023), altrimenti sarà vera emergenza energetica.

Il presidente e commissario Giani risponde che la procedura per l’autorizzazione va avanti con l’obiettivo di chiudere la pratica entro il 29 ottobre. Quello era l’impegno concordato insieme con i ministri (anche Gelmini). Resta chiaro che il rigassificatore resterà in porto solo tre anni, poi la nave verrà spostata altrove, in mare aperto però.

Nel mezzo risale di tono la polemica politica, soprattutto adesso che si avvicinano le elezioni. E Capecchi di Fratelli d’Italia scrive che il presidente Giani "sembra diventato dottoR Jekill e mister Hyde. Dice di voler aspettare il nuovo governo e poi conferma che la procedura va avanti".

In realtà Giani alcuni paletti li ha messi. Sono quelli del memorandum per Piombino, in dieci punti diversi. Sono gli accordi presi (e in gran parte disattesi) negli ultimi 9 -10 anni.

Per il presidente “questa partita deve costituire finalmente una decisiva opportunità per assicurare a Piombino un ruolo nelle strategie energetiche e siderurgiche a livello nazionale”. Per il sindaco Francesco Ferrari quelli sono impegni che vanno al di là del rigassificatore e che la città attende e pretende. Intanto proprio Ferrari esclude una sua candidatura alle politiche (era una voce che circolava). Tra le ragioni anche la volontà di continuare questa battaglia.

L’impressione però è che la regia, vista la fretta, sia tutta di questo governo, che ha ancora due mesi di vita. E che quindi la palla sia davvero in mano a Cingolani. Un servizio stasera (28 luglio) nel nostro telegiornale.

 

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