Al Goldoni due capolavori per la stagione sinfonica

LIVORNO - E’ un’emozione che si rinnova ogni volta l’ascolto della celeberrima Sinfonia n.40 K. 550 di Wolfgang Amadeus Mozart, la più popolare ed amata tra le composizioni del genio salisburghese: poche battute e si è subito immersi in un mondo musicale di assoluta bellezza e perfezione, pur pervaso da una inquieta e commovente malinconia. Appartiene all’ultimo periodo della breve vita di Mozart, un periodo tormentato dal punto di vista personale e professionale: in ristrettezze economiche, la scrisse quasi di getto insieme ad altre due (anch’esse capolavori) nell’estate 1788 con la speranza di ricavarne qualche profitto, ma non ebbe mai la fortuna di sentirla eseguita e non poté quindi godere del successo che da oltre due secoli le arride.

A proporla, martedì 24 gennaio alle ore 21 al Teatro Goldoni di Livorno per la Stagione sinfonica, Yutaka Sado, uno dei maggiori direttori giapponesi oggi in attività, alla guida dell’esperta Orchestra della Toscana. Acclamato dalla critica come direttore tra i più affascinanti e carismatici della sua generazione (è nato a Kyoto nel 1961), Yutaka Sado da assistente è divenuto erede di direttori della caratura di Seiji Ozawa, di cui ha raccolto il testimone in patria, e di Leonard Bernstein. In parti del mondo è considerato una star: firma autografi ai turisti che gli si affollano davanti al Musikverein di Vienna ed il suo grado di popolarità in Giappone è eccezionale, soprattutto per la sua apparizione come conduttore nella rubrica settimanale Concerto senza titolo, premiata dal Guinness World Records come “il programma televisivo più longevo di musica classica”.

Nella seconda parte del concerto, sarà eseguita l’immensa Sinfonia n.1 “Il Titano” di Gustav Mahler, un’opera che come disse l’autore stesso «Conduce con il primo suono in mezzo alla natura: nel bosco, dove la luce del sole estivo scintilla, tremolando tra i rami». Una natura che si risveglia dal sonno invernale, che viene popolata da Mahler da voci musicali segrete ed indimenticabili con una partitura che fu sottoposta a continue revisioni per tutto il suo iter creativo (dai primi tre anni di lavoro poco più che ventenne nel 1885 e gli ultimi ritocchi del 1909 intercorsero infatti venticinque anni). Una ricerca anche tormentata tra incertezze e suggestioni che dalle iniziali impronte di stampo romantico (il titolo della sinfonia - “Titano” - si deve ad un romanzo di Jean Paul, scrittore romantico per eccellenza anche se in realtà poche sono le indicazioni riconducibili a questo testo.), lo condusse a comporre un’opera che passo dopo passo scardina le architetture della classica sinfonia e le apre a nuove prospettive, ponendo l’uomo di fronte all’immensità dello spazio in cui vive ed al mistero stesso dell’esistenza. Anche per questi motivi, Mahler pensò ad un’orchestra di dimensioni davvero titaniche; per poter avvicinarsi a questa partitura l’ORT deve ricorrere alla riscrittura per un numero minore di esecutori curata nel 2008 da Klaus Simon, nel rispetto del significato musicale ed espressivo dell’originale.

 

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