Gambogi in mostra alla Fondazione

Livorno- L’arte quale rivelazione, questa la strada per osservare la mostra che la Fondazione Livorno ospita nei propri spazi, dedicandoli a Raffaello Gambogi.

Occasione per la presentazione del catalogo alla presenza del presidente Barsotti, della curatrice del catalogo, Giovanna Bacci di Capaci e gli autori dei saggi dedicati all’artista.

Acconci, Bovani, Mulinari, Neri e Vianelli, catalogo redatto e commentato a 6 mani quindi mentre la mostra è stata progettata e allestita dalla Cooperativa Itinera e promossa dal Comune di Livorno. Gambogi visse fino alla età di 69 anni ma la sua produzione pittorica è circoscritta ad un periodo più ristretto dovuto ad una malattia che lo afflisse a partire dagli inizi del secolo e che lo portò a trasferirsi per cure a Volterra. Una malattia che produsse pochi contraccolpi alla sua vena stilistica, fino alla morte della consorte, Elin, nel 1919, che lo portò a chiudersi e a vivere in un isolamento sempre più completo fino al suo spegnersi. Un post macchiaiolo, molto legato all’amore per la consorte dalla quale accolse lo spunto ad orientare le sue composizioni creando un nuovo equilibrio tra forme e luci da suggerire atmosfere di austerità di tipo Nordico.

gli emigranti Gambogi

Delle sue opere rimane quale migliore del suo repertorio la tela dedicata ai migranti, problema sentito a cavallo del nuovo secolo e da cui traspare il linguaggio dei colori, delle posture dei personaggi con l’evocazione di ansie, desideri, tristezza e speranze nel linguaggio per niente muto di una tela.

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