Attesa per le indagini sul cantiere di via Mariti

Il 16 febbraio accadde la tragedia nel cantiere di via Mariti. Un mese dopo restano ancora molte incertezze sul tragico crollo di Firenze. Causò la morte di cinque operai e il ferimento (grave) di altri tre). Tutti stranieri, in uno dei molteplici cantieri in cui sono impegnati, tranne la prima vittima ad essere identificata. Era Luigi Coclite, nato in Abruzzo si era trasferito da tanti anni a Vicarello e lì viveva con la moglie e i due figli.

Le indagini, subito serrate, porteranno presto ai primi rinvii a giudizio. Come scriveva La Repubblica pochi giorni fa, la procura di Firenze avrebbe acquisito lo scambio di mail tra alcune ditte del cantiere. Emergerebbe una certa fretta per concludere i lavori nel timore delle penali in caso di ritardi. E tra le ipotesi restano quelle di un errore di progettazione e dell’impiego di materiali non idonei.

Sabato pomeriggio c’è stata anche una manifestazione di un centinaio di residenti della zona del cantiere di via Mariti, che adesso non vogliono più che in quel luogo si realizzi il supermercato. L’idea che era venuta all’abate di San Miniato al Monte, quella di creare un giardino della memoria, uno spazio pubblico per non dimenticare mai quella tragedia, incontra sempre più favore. Insomma una sorte di ground zero toscano. Perché quelle cinque morti, che purtroppo si associano a tante altre che quotidianamente registriamo nel nostro Paese, sono un ulteriore motivo per riflettere. E adottare misure che consentano di realizzare il rischio zero nei luoghi di lavoro.

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