La “sindrome” di Falkenhayn

Roma- Qualcuno ha mai sentito parlare del generale Falkenhayn? No, forse no, ma a chi segue le vicende della guerra in Ucraina, quel nome torna alla mente. Una guerra che assume una nuova prospettiva, quella di veder maggiormente coinvolti i paesi dell’Unione Europea se le dichiarazioni del presidente Macron hanno un valore davvero “concreto”. La frase ha creato forti dubbi e perplessità, compresa la considerazione che la Russia stia vincendo, cosa che sui notiziari non sembra trapelare, anzi, i resoconti parlano di luoghi e geografie che non sono note alla grande massa dei telespettatori i quali non saprebbero indicare se il luogo citato sia ad ovest, a est, indietro o avanti ad una linea che la mente di ogni soggetto crea per avere una idea “tradizionale” di chi sta di qua e di chi sta di là. E’ una cronaca di missili che cadono o vengono intercettati. Di avanzate e ritirate. Facendo una compressione dei resoconti questa guerra sembra più simile al I° che al II° conflitto mondiale. Nell’ultima guerra si intuiva il vincitore e il perdente in base al fatto che stesse avanzando o retrocedendo, salvo creare l’incubo di armi segrete che avrebbero ribaltato la situazione. Nel I° conflitto mondiale il trauma psicologico è stato sicuramente più profondo. Nel fango di una trincea per quattro anni senza mai muoversi da lì. Dove il tempo non finiva mai e nei lunghi periodi di silenzio delle armi crepitavano solo i fucili dei cecchini. Nel rapporto dei valori di partenza la Russia e l’Ucraina sono simili ad un gigante contro uno gnomo, ma c’è anche la leggenda di Davide che sconfisse Golia, con un corredo di fionde e sassi che gli sono arrivati da tutti gli stati “amici” oltre al patrimonio che aveva già nel cassetto. A parte un miracolo quindi il finale era quasi certo sin dall'inizio, forse la Russia avrebbe potuto rinunciare ai suoi obiettivi per stanchezza ma non è possibile pensarlo seriamente. Dai recessi della storia arriva una nuova possibilità, studiata sin dall’inizio dalle menti rapaci dei comandanti russi: eliminare il problema ucraino in modo più radicale, l'eliminazione fisica degli Ucraini. Viene a mente allora la battaglia più sanguinosa e crudele che la storia umana abbia mai concepito ed eseguito, fin’ora imbattuta per crudeltà, lunghezza, morti: la battaglia di Verdun concepita e proposta dal Feldmaresciallo von Falkenhayn all’imperatore Guglielmo II: creare dei movimenti fasulli incentrati su un obiettivo sacro per i francesi, Verdun. I tedeschi avrebbero manovrato, indietreggiato, circondato, compiuto operazioni militarmente irrazionali, dando l’idea di un progressivo sbandamento per poi tornare alle posizioni di partenza. In realtà l’obiettivo era semplice quanto satanico, l’eliminazione dei francesi in se. Una sorta di contabilità ragionieristica del nemico che veniva ucciso in modo che ogni francese morto era un francese in meno da affrontare in seguito. Un idea folle? La battaglia costò 7 mesi di tempo e portò ad 1 milione di morti, il 75% dei quali francesi. Un calcolo cinico e spietato che non portò però al risultato sperato perché i tedeschi, a differenza dei russi, erano demograficamente  di meno e ne uscirono esausti. Anche se le perdite, in proporzione furono il 25% del totale, per la Germania fu una"spesa" eccessiva, non lo sarebbe per la Russia di oggi. Se fosse davvero questa, fin dall’inizio, la strategia di Putin?

Condividi questo articolo

Pubblicità