Un “mezzogiorno” da evitare, ma come?

Breuxelles- “Quanto manca a mezzogiorno?”, è un riferimento al ben noto orologio del Giudizio Universale, quello che venne creato all’indomani della conclusione del secondo conflitto mondiale. Un orologio che viene gestito da un pool di esperti e con i dati in loro possesso aggiornato. Se la lancetta di questo orologio segna mezzogiorno sarebbe l’olocausto nucleare.

La volta che la lancetta si avvicinò paurosamente all’ora fatidica, avvenne negli ultimi dieci giorni dell’ottobre 1962, durante la crisi dei missili a Cuba e il duello diplomatico condotto dagli allora leader degli opposti fronti della guerra fredda, il presidente USA Kennedy e il segretario del PCUS Kruscheev.

Ora quelle lancette sono veramente vicine a mezzogiorno, avanzano lentamente, come i carri armati russi in Ucraina, ma continuano a farlo.

La Russia vista come minaccia incombente ma andrebbe detto che sono stati numerosi gli errori, politici specialmente, che hanno portato a rendere la Russia una minaccia “alle porte”.

Più armi all’Ucraina sempre più sotto pressione, più fondi per l’industria della Difesa europea per prepararsi agli scenari peggiori.

A Bruxelles i 27 si ritrovano e tra i loro interventi vengono evocati scenari bellici. Borrell frena: «Conflitto non imminente».

Non è una frase rassicurante, per niente. Nel corso del tempo, da quando il conflitto è divampato erano state fatte numerose garanzie perché il sostegno all’Ucraina fosse “limitato” ma non è accaduto. Era stato detto che l’Ucraina sarebbe stata sostenuta solo con armi convenzionali ma poi sono arrivate gradatamente armi sempre più complesse e per ognuna di esse in ingresso subentrava la garanzia successiva che non sarebbe stato fatto nessun altro passo ulteriore, per poi essere disatteso.

Ora gli USA si preparano alle elezioni presidenziali dove è probabile che vinca Trump il quale ha già detto chiaramente che si impegnerà a venire via dalla questione Ucraina.

Lascia un Europa, sin’ora obbediente ai dettami della Nato e diligente nel seguire le indicazioni a stelle e strisce, da sola.

Non esiste una forza armata Europeo ma 27 eserciti strutturati in modo diverso l’uno dall’altro.

L’Ucraina è sempre più messa in malo modo. Mancano le truppe, le munizioni si esauriscono, il cedimento è vicino.

Sul quotidiano “Avvenire” i toni usati su questo tema sono meno concilianti e sorridenti per affabulare il lettore ma in sostanza l’analisi della situazione è più sincera.

I 27 leader si ritrovano a Bruxelles in un clima cupo e preoccupato.

«Ci troviamo di fronte – ha scritto il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel nella lettera di invito ai leader – alla maggiore minaccia alla sicurezza dalla Seconda guerra mondiale. È urgente prendere passi radicali e concreti per essere pronti a difenderci e mettere l’economia Ue su una base di guerra».

Borrel evidenzia che non bisogna impaurire la gente inutilmente: la guerra non è imminente. Resta però la necessità imperativa di una preparazione coordinata militare e civile».

Un tema ventilato più volte per decine di anni ma mai affrontato come neanche risolto valutando proposte, in pratica si parte da zero, ma come evidenzia ancora Borrell, se ne riparlerà a giugno, cioè dopo le elezioni europee, così sarà una patata bollente per i successori, in fin dei conti il Parlamento di Bruxelles è alle ultime sedute poi ci sarà l’intervallo delle campagne elettorali e i giorni di espressione del voto.

La Russia non ha furia, attende di individuare il momento più critico per tutti, quello Ucraino, quello Europeo, quello americano. Quello Ucraino è il più prossimo e se dovesse cedere potrebbe essere un buon modo per uscirne interi e senza danni dando “colpa” alla incapacità dell’Ucraina a resistere.

Se l’Ucraina riuscirà a tenere duro si arriverà ad un parlamento europeo nuovo che dovrà affrontare la questione con più fatti e meno discorsi, ma soprattutto si dovrà davvero capire se Trump in una situazione così delicata, sarà davvero attore di un abbandono della situazione all’indomani della vittoria elettorale.

Non ci resta che aspettare e vedere quando le lancette saranno sulle 12 perché manca poco, davvero poco, in linea di massima prima del nuovo anno, se mai ci sarà.

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