La sera dell’ultima cena

Gerusalemme- Nel mezzo del cammino della settimana santa si giunge al tempo della ultima cena, nella quale Gesù compì la prima azione divenuta poi celebrazione liturgica, quella della Comunione con i suoi discepoli fatta con la condivisione del pane e del vino, simboleggiati come corpo e sangue del “Christos”. Mettendo insieme i testi evangelici, a volte in contraddizione tra loro, si può ricostruire la cronaca di quelle ultime ore di vita di Gesù che giunse al termine della sua “missione terrena” poiché ciò era detto nelle sacre scritture. In queste ore del mercoledi si consuma l’arrivo dei discepoli in una locanda posta all’esterno della città, lungo i suoi profili collinari. Il consumo dell’ultimo pasto, l’orto dei Getsemani dove Gesù ha un momento di “crisi” personale perché egli è anche uomo e quindi soffre della paura della sua morte per poi accettare il suo destino e farsi arrestare dalle milizie inviate dal Sinedrio per arrestarlo su indicazioni di Giuda. Una narrazione che apre le consuete analisi del vero. Di fatto si apre una serie di valutazioni per capire la personalità e il gesto di Giuda. Giuda era uno Zelota? Oggi potremmo valutarlo come un patriota pronto al sacrificio per l’indipendenza del suo paese. In questo frangente gli Zeloti pensarono che Gesù potesse essere la “leva” con la quale sollevare la popolazione ed insorgere contro il dominio di Roma? Salvo poi accorgersi che non era quello l’obiettivo del “Profeta” e che anzi lo stesso invitava a “porgere la guancia e a dare a Cesare quel che spetta a Cesare”. Erano tempi, quelli della Giudea del I secolo, nella quale il clima era febbrile. In passato si erano registrate diverse insurrezioni poi fallite. Roma si appoggiava sulla accondiscendenza dei Sadducei, la stretta cerchia dei sommi sacerdoti che con l’appoggio dei dominatori, cercavano di mantenere mansueto il popolo e godere dei frutti della loro posizione. Il disordine che Gesù compì nel tempio, il cui ingresso era stato trasformato in un mercato, approfittando delle festività pasquali nelle quali la capitale della Provincia imperiale gremiva di gente, potrebbe essere la chiave dell’arresto? Quel gesto venne compiuto il lunedi e quando vennero informate le autorità si iniziò la ricerca di quel “disturbatore” e nel volgere di due giornate venne individuato e arrestato. I Sadducei, eredi dell’esilio di Babilonia di qualche secolo prima, sapevano che la dinastia di Davide era stata estinta con l’esecuzione dei suoi ultimi rappresentanti.

ultima cena vivente

Il fatto che si vociferasse che quegli era il discendente di un ramo remoto li spaventò? Era vero? Era possibile? Il Gran Sacerdote Khaifa non aveva intenzione di passare il tempo a farsi domande. Se gli Zeloti avessero nutrito questa teoria, avrebbero potuto convincere i Giudei che fosse giunto il momento della ribellione generale che avrebbe scalzato Roma dal dominio, forse, ma sicuramente rovesciato il controllo dei sommi sacerdoti, probabile. Questo potrebbe spiegare il fatto che nella narrazione evangelica, Gesù fu portato al Sinedrio per essere interrogato e ciò avvenne nel corso della notte, in un orario davvero straordinario ma necessario per evitare assalti al carcere da parte della folla, indicata per essere davvero numerosa, secondo le informazioni collegate con l’ingresso del “Rabbi” in città e la sua accoglienza trionfale. Dichiararsi comunque “Figlio di Dio” era un concetto che alle orecchie dei Sacerdoti si traduceva in “blasfemia” mentre per noi sarebbe ovvio in quanto lo siamo tutti quali elementi del Creato. Nelle sacre leggi ebraiche la blasfemia è punita con la condanna a morte ed è quello sulla quale il Sinedrio si appoggiò per la sentenza, la quale poteva essere comminata solo dal Procuratore di Roma, Ponzio Pilato, dal quale sarebbe stato portato di prima mattina, quella del giovedi.

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