Se n’è andato il Pancaccini

Livorno- Se ne è andato anche lui, Giuseppe Pancaccini, per raggiungere i suoi coetanei, gli amici tutti che nel corso degli anni hanno lavorato con lui a bordo del Carrozzone, la compagnia di teatro vernacolare livornese che hanno caratterizzato la terza generazione di teatro popolare labronico e che il tempo e le leggi di natura impongono lo spegnersi. Il mondo del Vernacolo perde una sua importante colonna. Una storia che inizia con il leggendario Beppe Orlandi, proseguito con un periodo di transito con autori come Sarti, Fontanelli per poi approdare al Carrozzone di Pancaccini il quale ha dominato in modo indiscusso l’offerta vernacolare dalla seconda metà degli anni ottanta fino alla metà di questa decade. Un numero incredibile di commedie, almeno una l’anno e su questo ritmo aver abituato il pubblico della città che si aspettava un suo richiamo con l’arrivo dell’autunno.

Pancaccini 2

Una lunga lista che è partita da ambienti narrativi tradizionali, come la “hasa chiusa” o la malata immaginaria per poi inserirsi in percorsi alternativi tra la fantasia di fondo, come Pinocchio, e l’attenta lettura dei fatti di cronaca che hanno cambiato la società odierna, avendo anche il coraggio di proporlo al pubblico ancor prima che divenisse argomento di discussione politica a livello nazionale, come “ir marito der mi filliolo”. Nomi leggendari che hanno calcato le scene con lui per anni ed è scorretto omettere qualche nome, ma alcune maschere, come era nel vincolo degli obblighi vernacolari, sono entrati nel pantheon degli immortali, dalla nonna, Roberto Simon, alla figlia, Aldo Bagnoli, la Baciocca, Piero Paoli e un contorno d’obbligo di altre figure che alimentavano le uscite delle maschere, Marcello Marziali e Giuseppe Pancaccini erano tra questi, il primo attore divenuto poi professionista e protagonista nel serial i delitti del bar lume e lui, il panca, attore ma soprattutto, come amava definirsi, il Capocomico, quella persona che si preoccupava degli ingressi in scena, degli oggetti che dovevano essere presenti perché impiegati, le scenografie, le luci e come si usava un tempo, anche preoccuparsi della cena e dell’alloggio quando la compagnia andava in trasferta.

Giuseppe Pancaccini

Come mai questo teatro ha riscosso tanto successo ed è tutt'ora in piedi? Perché il livornese è sempre stato ilare e riesce, al contrario di altri popoli, a ridere di se stesso, a sdrammatizzare i problemi e a cogliere il lato comico dell'esistenza, mantenendo una propria dignità. Una dignità che parte sempre dal basso, popolare, che con poche cose risolve e con il cuore ne compie di grandiose. Ora Giuseppe ha ripreso il suo posto, con tutti gli amici che lo hanno preceduto, le scene sono pronte, le luci a posto, gli oggetti sono collocati dove servono, gli attori sono pronti…..sipario

Condividi questo articolo

Pubblicità