Quello degli accessi e della permanenza al pronto soccorso è un problema reale, in Italia.
Sapete quanti accessi ci sono ogni anno nei pronto soccorso dei nostri ospedali? Più di 18 milioni e mezzo. Lo scrive il quotidiano La Repubblica, che aggiunge anche che 330mila persone sono costrette a restare lì per oltre 48 ore. Più di 6500 di loro purtroppo non ce la fanno, muoiono dopo una permanenza di più di 24 ore. Sono dati allarmanti, legati all’ultimo episodio di malasanità a Palermo.
In Toscana la situazione è intermedia, rispetto ai dati delle altre regioni. Il 4,8% dei pazienti deve restare fermo al pronto soccorso per più di 48 ore. La percentuale sale al 6% in Campania, al 7% in Piemonte, addirittura al 15% nel Lazio. Meglio di noi fanno però Abruzzo, Puglia e soprattutto Emilia Romagna e Lombardia, che sono sotto l’1%.
Questo della permanenza al pronto soccorso è solo una delle criticità del nostro sistema di emergenza urgenza. Il problema, lo sappiamo, è che sono molti, troppi gli accessi impropri. Per questo il sistema si sta riorganizzando.
Le nuove case di comunità dovrebbero essere una risposta, la Toscana però sta sperimentando già i Pir. Sono i punti di intervento rapido che per ora sono presenti in cinque città dell’azienda sanitaria Toscana Centro, all’interno delle case di comunità o degli ospedali stessi (a seconda del modello di organizzazione e di orario). La loro funzione è quella di offrire una risposta ai bisogni sanitari non di emergenza dei cittadini e dunque provare a decongestionare i nostri pronto soccorso. Funzionerà? Tra sei mesi ci sarà un primo bilancio e acpiremo se avremo fatto un passo in avanti per ridurre accessi e permanenza al pronto soccorso.










