Il Partito Democratico in Regione vuole abolire il listino bloccato, altre forze di maggioranza spingono per una riforma più ampia della legge elettorale toscana. Proprio mentre il governo sta punta alla riforma della legge nazionale per ril voto per Camera e Senato.
Alle ultime elezioni regionali in Toscana il listino bloccato divenne argomento di forte polemica. Di cosa si tratta? Della possibilità di ogni lista di presentare anche un elenco di tre nomi (è il numero massimo) che hanno la priorità nell’elezione, senza necessità delle preferenze.
Gli effetti si sono visti: il Partito Democratico a ottobre ha portato in Consiglio regionale Iacopo Melio e Simona Querci (mentre il terzo candidato Gianni Lorenzetti passò con le preferenze nel collegio di Massa Carrara). La Lega, con la regia di Vannacci che allora decideva le candidature, ha eletto Massimiliano Simoni, che poi ha scelta la strada di Futuro Nazionale, il partito del generale.
L’iniziativa di cancellare l’articolo che nel 2014 introdusse questa possibilità (del tutto facoltativa) parte proprio dal Pd. In particola dai riformisti del partito, senza però ostacoli dalle altre correnti del partito.
E anche dall’opposizione arrivano segnali di apertura. I rappresentanti del Centrodestra però chiedevano di essere interpellati per una valutazione generale della legge toscana.
Anche Movimento 5 Stelle e Avs chiedono una riforma ampia di quella legge che come paradosso ha segnato l’esclusione di Toscana Rossa: la candidata presidente superò la soglia del 5%, la lista no e venne esclusa.
Insomma, si apre un cantiere che potrebbe portare a cambiare le regole per la Regione. Sperando che le nuove norme facciano aumentare anche la partecipazione degli elettori, oggi sotto al 50%.










