
LIVORNO - 1 settembre 2026 – Si è tenuta questa mattina nella sala Cerimonie di Palazzo Comunale una conferenza stampa durante la quale il sindaco Luca Salvetti ha illustrato la posizione dell’Amministrazione comunale sul futuro degli Orti Urbani.
Il Sindaco ha sintetizzato in dodici punti gli aspetti essenziali della vicenda e i due elementi nuovi che regalano dimensioni e prospettive diverse alla questione.
1) L’area è privata da sempre ed è occupata senza diritto da 14 anni. Quattro Amministrazioni hanno confermato i diritti di edificabilità stabiliti nel 1999, poi incorporati nella proprietà dal momento in cui è stato presentato il progetto di realizzazione di ciò che diceva la scheda urbanistica esattamente 20 anni fa.
2) La giunta 5 Stelle nel 2017 aveva proposto e costruito un tavolo tecnico nel quale ha lavorato con i rappresentanti di chi occupava gli orti, alla fine quel tavolo non ha trovato la quadra, non sull’80-20, ma sulle modalità di gestione della parte verde come riporta chiaramente la comunicazione di chi rappresentava gli occupanti.
3) L'Amministrazione attuale ha migliorato ulteriormente la soluzione proposta nel 2017 diminuendo di 2000 metri quadri l’edificabilità, arrivando ad ottenere con la proprietà dell’80% anche l’obbligo per il proprietario di realizzare il parco come vuole la parte pubblica.
4) Si poteva acquistare quell’area o espropriarla? Certo spendendo 4-5 milioni che toglievamo a servizi e progetti del nostro bilancio cittadino e questo quando possiamo avere l’80% dell'area stessa senza spendere un euro pubblico e con un parco realizzato secondo le nostre indicazioni, un’operazione insostenibile e ingiusta per la collettività.
5) Questa Amministrazione non ha saputo dell’acquisto da parte di Frangerini Impresa se non a cose fatte e dai giornali. Guai a chi osa dire che sapevamo, o che peggio ancora eravamo d’accordo, perché una cosa del genere equivale a dire che chi è davanti a voi compie azioni da disonesto e intrallazzatore, chi lo fa verrà inseguito legalmente dal sottoscritto fino in capo al mondo.
6) Questa Amministrazione adesso e solo adesso, e precisamente giovedì 27 agosto alle ore 15 ha incontrato Frangerini come nuovo proprietario dell’area per capire quali erano le sue intenzioni e quale era il suo progetto, intenzioni e progetto che ha riassunto nella conferenza stampa che ha tenuto ieri.
7) Di fronte alle intenzioni di Frangerini e al progetto presentato è nostro compito, ed abbiamo già cominciato a lavorarci, trovare tutte le soluzioni e mettere tutte le clausole nella futura convenzione per garantire l’integrità dell’area verde, un progetto condiviso e partecipato, le realizzazioni di cantieri non invasivi e la richiesta di percorrere tutte le strade possibili per il minor consumo di suolo per costruzioni.
8) Qualcuno ha proposto di spostare gli indici altrove. Ciò non lo facciamo perché non è coerente con l’impostazione data alla nostra pianificazione urbanistica, non si attivano contrattazioni ad hoc con chicchessia fuori dalle regole generali e non è percorribile l’assegnazione di immobili pubblici ad un privato se non attraverso le procedure ordinarie di evidenza pubblica.
9) Questa Amministrazione è sicura e convinta di aver fatto il massimo, più di sempre, su una vicenda urbanistica nata nel 1977 su un’area privata, perché se quell’area fosse stata pubblica noi avremmo potuto decidere in maniera autonoma e diversa. La storia amministrativa di questa città assegna a noi il compito di intrecciare il nostro mandato con le aste fallimentari e la vendita dell’area, questo attiva da una parte la protesta e le manifestazioni, come era prevedibile, dall’altra i diritti del proprietario tutelati dalla legge.
10) Comprendiamo le ragioni che animano il movimento di cittadini nato in difesa dell’area e del verde, ma dobbiamo operare nel rigoroso rispetto della legge, perseguendo l’interesse generale con imparzialità e trasparenza. La credibilità delle istituzioni si misura nella capacità di rispettare le regole dentro le quali quei diritti si sono consolidati. Questa è la realtà e questa è la verità delle cose. avremmo voluto farne a meno? Certo che sì, non siamo masochisti che godiamo di fronte a tensioni e proteste, ma quando le cose accadono vanno affrontate con serietà e con la schiena dritta, forti dell’onestà e della certezza di fare solo ed esclusivamente il massimo possibile per il bene di Livorno.
11) Gli elementi nuovi dove stanno? Il primo è che, visto il progetto di Frangerini, se il rapporto di proprietà è 80-20%, il reale rapporto tra area a verde e l’impronta delle costruzioni è 98 a 2%, perché con precisione abbiamo rilevato che le aree dove saranno costruiti i 4 immobili corrispondo all’1,83% (ovvero 1.125 metri quadri) dell’intera dimensione dell’area.
12) Il secondo è che abbiamo pensato di proporre l’allestimento di soli tre piccoli cantieri per le realizzazioni dell’1,83% di costruzione e l’immediato passaggio di proprietà al Comune di tutto il resto, in modo da lasciare l’area anche fruibile e pronta alla progettazione del parco pubblico con la partecipazione della cittadinanza e delle associazioni che saranno disponibili anche attraverso gli usi transitori.
In allegato l'immagine dell'area in trasformazione e la risposta dell'assessora Silvia Viviani ad un gruppo di docenti livornesi in merito alla vicenda degli Orti Urbani.

Risposta dell'assessora alle Politiche Urbanistiche Silvia Viviani, ad un gruppo di 200 tra docenti, maestre, maestri, educatrici, educatori del mondo della scuola livornese in merito alla vicenda degli orti urbani di via Goito.
Gentilissimi,
ho letto il vostro appello.
Ne riconosco la buona fede e comprendo, anzi concordo in merito alle istanze che rappresentate su questioni epocali come il cambiamento climatico e la tutela di interessi generali che attengono al verde urbano e alla socialità.
Temo però che siate disinformati e mi stupisce che abbiate potuto scrivere un tale appello senza prima sapere come stanno le cose e anche quali siano le volontà e gli impegni dell'Amministrazione comunale.
Se mi sbaglio, se siete invece ben informati e ciò nonostante ci avete inviato l'appello, mi scuserete se vi farò perdere qualche minuto per leggere quanto tento di riportare con cura e precisione.
Aggiungo che sarebbe forse utile un incontro, perché per il ruolo che svolgete sono certa che attribuite la corretta importanza al dialogo, alla conoscenza, alle argomentazioni rispettose dell'altro, alla responsabilità, alla consapevolezza, ai diritti, alla verità. Valori fondamentali nei percorsi educativi.
Con il corsivo riporterò, cammin facendo in questa mia, alcune frasi che avete scritto e che ritengo utile commentare.
Scrivete sul destino dell'esperienza degli Orti Urbani di Via Goito che minaccia di essere smantellata in seguito all'acquisto dell'area da parte di privati e dunque ai connessi diritti di edificazione e perciò con la vostra lettera chiedete la sospensione di ogni intervento irreversibile sull'area e la ricerca di soluzioni alternative che ne garantiscano la tutela.
Scrivete anche si lascerebbe un'area verde in mano ai privati: Una città che, nel pieno di una crisi climatica ormai riconosciuta come tale, sceglie di lasciare che un’area verde consolidata passi nelle mani dei privati e venga in parte edificata – con tutto ciò che l'edificazione comporta in termini di cantieri, asfalto per parcheggi e viabilità, anni di inaccessibilità del verde che oggi esiste, ecc. – trasmette implicitamente alle nuove generazioni un messaggio preciso su cosa conti davvero e cosa sia, in ultima analisi, negoziabile.
Vi è noto che l'area è privata?
Noi non passiamo ai privati alcun bene pubblico.
Il privato che ha acquistato all'asta ha acquistato da privati che sono falliti.
L'area è regolata dalla pianificazione urbanistica comunale. In Italia, come nel resto d'Europa, viviamo in uno stato di diritto e per l'utilizzo di terreni e di edifici le regole sono stabilite con la pianificazione urbanistica, approvata da organismi istituzionali, eletti democraticamente.
Questo sistema, che garantisce il rispetto dei valori costituzionali tutelando gli interessi generali ma anche la proprietà privata, è normato da legge urbanistica nazionale risalente al 1942, declinata con legislazioni regionali (la materia è concorrente in base al Titolo V della Costituzione), che hanno profondamente rinnovato l'urbanistica e il governo del territorio dalla metà degli anni Novanta in tutti i contesti regionali, senza scalfire alcuni princìpi generali, come quello della potestà pubblica in materia di pianificazione.
Già nel 1999 il consiglio comunale approvò lo strumento urbanistico generale con il quale furono stabilite l'edificabilità in una porzione minoritaria dell'area e la cessione dell'80% dell'area al Comune, facendo sì che da privata quella porzione largamente maggioritaria dell'area diventasse patrimonio pubblico.
Nel 2016 e 2017 l'amministrazione comunale confermò tale regola e diminuì leggermente l'edificabilità; inoltre svolse un percorso di partecipazione il cui esito, che è in atti, rappresentava la soluzione distributiva delle aree a parco, gli ambiti, le funzioni e le ipotesi gestionali delle diverse aree e la definitiva localizzazione delle aree di concentrazione dell'edificato oggetto degli interventi privati.
Nel frattempo, l'area era stata occupata abusivamente dalla "comunità educante" di cui parlate.
Per garantire a tutti i cittadini l'utilizzo di un'area (e anche la condivisione di valori come quelli che avete riassunto nel termine bene comune), l'area deve essere di tutti, ossia acquisita al patrimonio comunale. Così vi è anche l'obbligo da parte dell'amministrazione di garantirne decoro, sicurezza, manutenzione, fruizione pubblica.
A questo si è opposta una forte criticità, ossia la presenza di occupanti senza titolo (i c.d. gestori degli orti urbani), che, opponendosi alla realizzazione delle legittime previsioni urbanistiche, hanno reso inaccessibile l'area alla proprietà, che non ha potuto neanche farne manutenzione. Né poteva far manutenzione il Comune non essendo un'area del patrimonio pubblico comunale. Come risulta da documentazione agli atti, i gestori degli orti urbani, hanno impedito alla proprietà di entrare nell'area per operazioni di pulizia e di messa in sicurezza, anche al fine di ottemperare ad intimazioni del Comune.
L'impresa che era proprietaria dell'area è fallita. Hanno perso il lavoro oltre cento operai.
Con il Piano Operativo, che è stato approvato dal Consiglio comunale nel 2025, si pianifica l’area privata andando in continuità con gli atti approvati dalle precedenti amministrazioni (dal regolamento urbanistico del 1999 alle deliberazioni giunta e consiglio 2016/2017 fino all’approvazione del piano strutturale nel 2019) ma si introducono alcuni correttivi. Si diminuisce l'edificabilità, si introduce la possibilità di realizzare alloggi sociali, si vincola l'80% della superficie territoriale (quasi 5 ettari) a verde pubblico (e non anche ad attrezzature pubbliche di nuova edificazione); un verde pubblico da realizzare nel rispetto dello stato dei luoghi e degli obiettivi dell'adattamento climatico, ma anche salvaguardando le esperienze degli orti urbani.
Il percorso obbligatorio regolato dal Piano Operativo vedrà la formazione di un piano attuativo (strumento urbanistico di secondo livello rispetto al piano operativo che è strumento urbanistico generale di primo livello) e di una convenzione ove stabilire gli obblighi del privato per rispettare gli interessi generali, la cessione al Comune di quasi 5 ettari di terreno (è così l'area da privata diventerà pubblica), la tutela del verde di pregio, l'aumento della biodiversità, la garanzia delle funzioni di rifugio climatico, la realizzazione di orti urbani da gestire nella legalità, la libera fruizione in sicurezza da parte di tutti, l'apertura a percorsi didattici da concordare con le scuole livornesi, l'accessibilità universale per ogni tipo di disabilità.
Questo percorso sarà assoggettato a partecipazione pubblica, dalla quale emergeranno sogni e bisogni di tutti i cittadini e le cittadine che vorranno partecipare e troveranno una rispondenza nei contenuti del piano attuativo.
Il consiglio comunale discuterà e voterà la proposta di piano attuativo e di convenzione che saranno resi pubblicamente osservabili da chiunque, poi il consiglio comunale risponderà singolarmente a ogni osservazione e approverà il piano attuativo e la convenzione.
Nel vostro appello sottolineate che questo è un bene comune, un bene, cioè, che, indipendentemente dal titolo di proprietà, esprime un’utilità funzionale all’esercizio dei diritti fondamentali della persona e che viene prodotto e gestito collettivamente in forme partecipative democratiche.
Chiedete se è sacrificabile tutto questo?
No, certamente no.
Ma i valori democratici e costituzionali sono tutti, anche quelli che attengono al rispetto delle proprietà.
Non si perderà alcunché se sarà reso possibile un intervento che quegli orti non intende distruggerli ma renderli patrimonio di tutti e di tutte.
Chiunque ora viva momenti di socialità in quel bene comune, lo fa senza alcun titolo e senza alcuna garanzia di tutela e di sicurezza.
Abbiamo perciò la volontà di aprire da subito a tutti l'area nella quale saranno realizzati tre micro-cantieri (non ruspe vaganti in tutta l'area), in modo da permettere percorsi di educazione ambientale e occasioni di socialità con la sicurezza garantita a chiunque, persino durante le fasi progettuali e non solo alla fine della sistemazione del verde, che sarà di tipo naturalistico e per agricoltura urbana.
Siamo in grado di garantire la tutela delle persone ma anche del verde esistente e non vi è alcuna possibilità per scenari apocalittici come quelli che paventate facendo riferimento a tutto ciò che l'edificazione comporta in termini di cantieri, asfalto per parcheggi e viabilità, anni di inaccessibilità del verde che oggi esiste.
Quanto ai valori negoziabili, noi non negoziamo, governiamo per accrescere il patrimonio pubblico.
Quanto alla disponibilità a coinvolgere quelle esperienze e a rispettare il lavoro svolto dai gruppi informali e dall'assemblea che ha reso possibile quest’esperienza, e che si dia a queste realtà l’agio e il sostegno necessari per costruire, insieme alle scuole e alle associazioni del territorio, le tante possibilità educative che uno spazio come questo può ancora offrire alla città, noi l'abbiamo offerta da subito, ma non abbiamo trovato alcuna reciprocità.
Quanto a immaginare da zero un nuovo progetto, noi non ne abbiamo alcuna intenzione e sappiamo che non ve ne è alcuno bisogno.
Come anticipato, immagino che, per il vostro ruolo, abbiate scritto l'appello avendo cognizione di quanto ho fin qui succintamente riassunto.
Temo pertanto che abbiate dovuto pazientare nel leggermi fin qui e ritrovare questioni note, ma alla vostra mail era doveroso rispondere con la verità delle cose e degli animi, oltre che degli atti.
Sono a disposizione per un più proficuo confronto rispetto a uno scambio di mail, che probabilmente non rende giustizia né ai vostri intenti né a quelli dell'amministrazione comunale.
Cordiali saluti,
Silvia Viviani









