LIVORNO – La festa di San Michele Arcangelo è anche la festa della polizia, perché quello è il suo patrono. Nella chiesa della Purificazione, in via della Madonna a Livorno, la messa è stata celebrata dal vescovo Simone Giusti e dal cappellano Placido Bevinello.
C’erano il Questore Lorenzo Suraci, il Prefetto Gianfranco Tomao, le autorità civili e militari , il personale (attivo e in pensione) della Polizia di Stato e molti fedeli.

celebrazione di San Michele protettore della Polizia
Perché san Michele è considerato il protettore degli agenti? La decisione, presa il 29 settembre 1949 da Papa Pio XII, era motivata dal fatto che l’Arcangelo Michele è considerato il “difensore del popolo”, il “vincitore” nella lotta del bene contro il male. Insomma, quello che ogni giorno fanno gli agenti della polizia.
Anche per questo mons. Giusti ha fatto riferimento alle ‘volanti’, le auto della polizia. Si chiamano così perché arrivano tempestivamente per far rispettare le leggi, l’ordine e la sicurezza, garantendo l’incolumità dei cittadini.

il vescovo Simone Giusti alla celebrazione per San Michele Arcangelo
Al nostro telegiornale delle 20.30 del 29 settembre, il Vescovo ha anche parlato della sua ultima iniziativa, la creazione della “Parrocchia Web”, la parrocchia virtuale. Dopo il nostro primo servizio e la conferenza stampa dei giorni scorsi la notizia è stata rilanciata in tutti i giornali e le tv, in Italia. E’ un’idea che il vescovo coltiva da tempo.
In realtà si tratta di una pagina Facebook per mettere a disposizione dei fedeli un luogo dove "riflettere, pregare e confrontarsi". Ma anche prenotare incontri, seguire in diretta alcuni eventi e scegliere, in base alle disponibilità, il sacerdote con cui parlare o magari confessarsi.
La diocesi di Livorno è la prima a predisporre un servizio simile. “La ragione – dice mons. Giusti al nostro telegiornale – è che bisogna stare dove sta la gente. Le chiese erano costruite nei luoghi di passaggio, come via della Madonna è nel cuore di Livorno, e noi bisogna farlo dove la gente passa una parte consistente del suo tempo”. C’è però una opportuna precisazione: “Alla fine per confessarsi e per gli altri sacramenti occorre incontrarsi con il sacerdote”.









