Lavoro: per l’Irpet la Toscana resta a due velocità. E crescono i ‘poveri che lavorano’

FIRENZE – L’occasione è quella di un seminario tecnico dell’Irpet, l’istituto regionale di statistica della Toscana. Si è svolto a Firenze, nell’auditorium del Consiglio regionale. E lì abbiamo incontrato il direttore dell’istituto Stefano Casini Benvenuti. Che conferma quanto ci ha sempre detto in questi ultimi anni: nella nostra regione la crisi è stata assorbita meglio che altrove. Tuttavia, restano forti squilibri territoriali tra province centrali (intorno all’area metropolitana di Firenze) e aree costiere (dove disagi e ritardi restano ancora evidenti).

L'esercito di working poor, anche in Toscana

Nulla di nuovo, verrebbe da dire. Ma un elemento di novità nella sua intervista a Telegranducato (nel telegiornale del 28 novembre) in realtà c’è. Casini Benvenuti dice chiaramente che, oltre alle differenze tra territori, bisogna ormai mettere nel conto anche quelle che si legano al ‘tipo di lavoro’.

I ‘poveri che lavorano’ (o, se preferite, i ‘lavoratori poveri’) crescono di numero anche in Toscana. L’Irpet rileva chiaramente il fenomeno. E non lo sottovaluta, perché richiede politiche idonee.

“Una volta – dice il direttore dell’Irpet – bastava avere un lavoro. Quella era la premessa per costruirsi una vita serena e senza troppi problemi. Oggi non è più così”. Colpa dei nuovi lavori? “Certamente ci sono mansioni nuove, soprattutto nel terziario, che non garantiscono più redditi adeguati”. Pensiamo a chi spedisce le nostre merci, a chi opera nella ristorazione a domicilio, a chi si cimenta nella vednita di beni e servizi. In molti casi un vero e proprio stipendio non c’è. E, quando c’è, rischia di essere basso, comunque insufficiente a dare stabilità economica. Il paradigma allora è rovesciato.

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Alcune aree come le più ricche d'Europa

Dall’Irpet rilevano che alcune aree della Toscana sono paragonabili adesso non solo alle regioni più ricche d’Italia (che sono tutte al Nord), ma addirittura alle più competitive d’Europa. Sono dinamiche, con bassi tassi di disoccupazione, con prospettive incoraggianti per il futuro. Si pensa chiaramente a paragoni con alcuni distretti dell’Olanda, della Germania, del Regno Unito. Ma ci sono zone chiaramente arretrate, con troppi disoccupati, e con una difficoltà oggettiva di trovare lavori adeguati. La politica, anche quella regionale, dovrà farsene carico, adesso che si prepara una lunga volata verso le elezioni regionali del 2020.

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