4 marzo, un anno dal voto che ha cambiato l’Italia.

La sera del 4 marzo 2018, dunque esattamente un anno fa, uscì dalle elezioni un’Italia politicamente molto diversa dal passato. In sintesi: il Movimento 5 Stelle (una forza nuova, nata da pochi anni) ottenne un terzo dei voti, la Lega ribaltò gli equilibri del centrodestra, accentuando il declino di Berlusconi, e il Partito Democratico rimediò una sonora batosta.

Per tre mesi da quel 4 marzo vi fu una situazione di stallo, nessuno riusciva a formare un’alleanza che avesse la maggioranza in Parlamento. Lo fecero, dopo molti tentennamenti, il Movimento 5 Stelle e la Lega. Conte premier ‘garante’, diciamo così, e i due leader politici Di Maio e Salvini al suo fianco, vice presidenti e anima politica dell’esecutivo.

Mese dopo mese gli equilibri nel governo però sono cambiati, e non rispecchiano più quelli del Parlamento. Dopo i sondaggi anche le urne (e quindi i voti veri, in alcune regioni) hanno messo al primo posto la Lega. E hanno fatto precipitare i 5 Stelle in una situazione che assomiglia a quella di alcuni anni fa. In Sardegna, ad esempio, hanno perso due voti su tre.

Nello stesso momento il Partito Democratico ha vissuto un congresso infinito, che si è concluso solamente domenica. Il segretario vero non c’era più, sarà Zingaretti adesso a dover costruire il nuovo partito. Senza Renzi, forse, se davvero realizzerà l’idea di un suo partito diverso. In ogni caso quella parte che lo rappresentava meglio (Giachetti, forse un po’ Martina) esce con le ossa rotte dal voto delle primarie. Anche in Toscana, la culla del renzismo, dove Zingaretti è arrivato al 61,7%, Martina si è fermato al 21,47% e Giachetti ha ottenuto il 16,83%.

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