“I filosofi antichi sostenevano che la paura era originata dai fenomeni irregolari ed eccezionali della natura. Le eclissi, le comete, i fulmini e così anche le malattie infettive facevano tremare le donne e gli uomini” - ci raccontava a #TvOpenToscana il filosofo Maurizio Iacono, aggiungendo che “Questi fenomeni erano attribuiti alla collera degli dèi, fino a che, col tempo, furono oggetto di riflessione filosofica e scientifica e si cominciarono a cercarne le cause naturali”.
Clicca qui per rivedere tutta la puntata, anche in streaming.
Che cos’è quindi la paura?
La paura scaturisce dal primordiale istinto di sopravvivenza, per far fronte alla minaccia dell’ignoto. Accomuna ogni specie animale ma nell’uomo – tuttavia – può rappresentare anche l’incipit del processo conoscitivo. Quando ci troviamo di fronte ad un fenomeno spaventoso ed angosciante, al primo istinto di ritrarsi si sostituisce gradualmente la meraviglia, ed il terrore dell’ignoto diventa stupore, desiderio di sapere. La paura, dunque, rappresenta il terreno fertile dove lo stupore può far germogliare la conoscenza.
Ma questo processo non è un processo necessario. Così, nel trascorrere quotidiano delle nostre vite, non è raro vedere uomini paralizzati dal terrore, immobili di fronte all’ignoto come, d’altronde, muoversi a tentoni in una spasmodica ricerca di una via di fuga.
Ed in giorni come questi, dove la paura fa da comun denominatore, appare evidente la coesistenza di questi atteggiamenti contrastanti. Da una parte assistiamo al sacrificio di numerosi professionisti e volontari che convivono a stretto contatto con l’ignoto, con la malattia, nel nome della scienza e dello spirito di servizio. Dall’altra, invece, osserviamo la psicosi generale e incontrollata mostrarci il lato oscuro, non fecondo, di questa paura.
Come insegna Platone
Di fronte alla conoscenza siamo “uomini chiusi in una specie di caverna sotterranea, che abbia l'ingresso aperto alla luce per tutta la lunghezza dell'antro”- dove, prosegue Platone - “Dietro di loro, alta e lontana, brilla la luce di un fuoco, e tra il fuoco e i prigionieri corre una strada in salita, lungo la quale immagina che sia stato costruito un muricciolo, come i paraventi sopra i quali i burattinai, celati al pubblico, mettono in scena i loro spettacoli”.
Prigionieri inconsapevoli delle tremule ombre che scambiamo per realtà. Fino al momento in cui la meraviglia per ciò che si trova oltre la caverna si sostituirà al timore per l’ignoto. Solo allora la paura si rivelerà per quello che è, una passione costituente dell’animo umano, che dobbiamo indirizzare verso la comprensione di ciò che ancora non conosciamo.










