PISA- La città ricorda 10 anni di assedio che la vide resistere ad oltranza contro Firenze. Una pagina di storia italiana che rimanda ad una epopea che per la sua durata rende merito all’Iliade, il testo omerico dell’VIII secolo aC che racconta della celebre guerra contro i Troiani.
Un evento epico, appunto, con dei, eroi, episodi di virtù e aberrazioni legati a quel celebre assedio che ebbe la durata di 10 anni secondo la tradizione.

Pisa è da paragonare alla città cantata da Omero?
Lo meriterebbe perché fu una resistenza ad oltranza fatta da tutta una popolazione che cercava di riconquistarsi una indipendenza pari all’orgoglio dello Stato che essa rappresentò per cinque secoli, quale una delle più sviluppate e strutturate Repubbliche Marinare.
La vicenda è tortuosa e difficile da seguire ed anche gli storici fanno fatica a poter sciogliere quei numerosi nodi che resero quei dieci anni penosi per la popolazione della città della torre pendente.
Il periodo va dal 1499 al 1509, preceduto dalla insurrezione ufficiale che avvenne nel 1494, sorretta dalle ambizioni del Re di Francia Carlo VIII in spedizione militare verso Napoli.
Per i primi anni lo sforzo fu tale che Pisa riuscì in qualche modo a svolgere operazioni tattiche fin nel cuore della Toscana per poi veder calare le sue possibilità e nell’orgoglio del suo retaggio storico, pur sapendo della sua sconfitta volle ostinatamente resistere in attesa di un miracolo che giungesse da qualche parte.
Firenze la strinse così d’assedio a partire dal 1499 e la città, appoggiata, tradita, sostenuta e poi ceduta dalle tante realtà politiche del tempo, rimase con i suoi cittadini sugli spalti delle sue secolari mura a respingere ogni tentativo di assalto.
La Francia, la Spagna, il Sacro Romano Impero, Milano, Venezia e altri ancora, quando alleati, quando d’improvviso nemici e nell’infedeltà costante di questi cambi improvvisi di indirizzo politico, la popolazione soffrì l’assedio costante dell’avversario senza fare una piega.

Quando l’8 giugno del 1509 i fiorentini entrarono finalmente nella città piegata, gli stessi ufficiali e gonfalonieri rimasero colpiti da quanto videro.
La popolazione si era ridotta a circa 1500 abitanti, dei 30.000 che vantava ai tempi d’oro. La zona intorno alla Piazza dei Miracoli, dove oggi sorge quel bel manto erboso sul quale vige il divieto di posizionarsi era stato trasformato in un campo ortale che forniva solo “erba medica” unico sostentamento rimasto ai sopravvissuti sui quali, voci mai confermate, correva la triste fama di aver abbracciato il cannibalismo per la disperazione.
Una popolazione ridotta a scheletri ambulanti, case diroccate e fatiscenti, miasmi ovunque dovuti a molteplici questioni, compresi quei cadaveri che costava fatica seppellire o i cumuli carbonizzati e fumanti degli ultimi caduti.
Un trauma e un senso di colpa che furono alla base di quanto ebbero a prodigarsi i Medici, quando divennero signori della Toscana e si presero a cura quello di restituire vita, dignità e futuro a duna città che l’odio di quegli anni stava letteralmente cancellando.
Una corona ed un viaggio su quegli spalti da parte dei gruppi rievocatori permetterà, dal 10 luglio, di risentire quelle voci e quei racconti del disastroso assedio.
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