Jsw Steel, piano industriale tra un mese

PIOMBINO - La proprietà delle acciaierie Jsw Steel di Piombino si è impegnata a mettere a punto, entro la fine di gennaio, un piano industriale puntuale che anticipi la realizzazione del forno elettrico da 900 tonnellate, non più in due fasi distinte ma in un unico step, essenziale non solo per la far ripartire la produzione nello stabilimento ma anche per la sua conversione ecologica. “Ebbene, che si usi questo tempo per fare quello che si deve fare – commenta il consigliere regionale Gianni Anselmi, delegato dal presidente della Toscana Eugenio Giani a seguire la questione – Abbiamo bisogno di volontà chiare e irrevocabili. Dopodiché, se il 31 gennaio il quadro non sarà ancora nitido, bisognerà dal 1 febbraio pensare ad un cambio di strategia inevitabile”.

Anselmi parla dopo il confronto che c’è stato nella mattina di mercoledì tra la proprietà delle acciaierie che fanno capo alla multinazionale indiana, presente il vice presidente Marco Carrai, il Ministero allo sviluppo economico, la Regione, gli enti locali, i rappresentanti di Invitalia e i sindacati. Nel mese da qui in avanti si dovrà procedere anche ad una perizia sul valore dell'azienda e chiarire dunque le modalità dell'ingresso dello Stato.

L’impegno del Governo - spiega – c’è, apprezzabile, ed è stato anche stamani ribadito: con il ventilato ingresso nel capitale della società, con la commessa da 900 milioni per dieci anni di rotaie da parte di Rfi, sui cosidetti certificati bianchi per l’energia (altri 100 milioni ndr). L’impegno della Regione non è mai mancato e non mancherà: sono stati ribaditi tutti gli impegni finora assunti, dai 30 milioni di euro per l'efficientamento energetico (e dunque il forno) alla risorse in campo per ricerca e formazione”. “Di più: approfittando dei fondi europei, dal Recovery Fund alla alla nuova stagione di partenariato 2021-2027 – si impegna Anselmi - potremo ulteriormente irrobustire le politiche pubbliche e magari riscrivere l’accordo di programma. Ma serve chiarezza, per far questo, sugli intendimenti della parte privata: tocca a loro adesso fare un passo in avanti inequivocabile e definitivo che parli di innovazione, di investimenti e dei mercati a cui rivolgersi per dare prospettive”. Senza questo, ogni mossa risulta complicata.

E’ delle ultime ore la notizia del crollo di una vecchia gru da due tonnellate, fortunatamente senza conseguenze, in un’area dimessa delle acciaierie. “L’ingresso dello Stato nella società – interviene il consigliere regionale delegato - è positivo non solo per risolvere la crisi di liquidità dell’azienda ma anche per le prospettive di uno stabilimento che vogliamo rinnovato e riqualificato secondo i criteri della transizione ecologica e per tutta una serie di altre partite territoriali di carattere generale, che hanno a che fare, ad esempio, con le demolizioni e lo smantellamento delle strutture dismesse, con i rapporti con il porto, con le infrastrutture, con le bonifiche e con gli spazi che si potranno liberare”.

Piombino è il secondo polo siderurgico in Italia, dopo l’Ilva, e la sue acciaierie sono l’unica realtà italiana specializzata nella produzione di acciai lunghi, quelli usati per l’appunto per le rotaie ferroviarie e che ancora hanno un mercato. Vi lavorano 1.800 dipendenti diretti che, con le maestranze di altre aziende come Liberty Steel Magona e Tenaris Dalmine e con l’indotto di piccole e medie imprese e servizi industriali, fa lievitare il numero dei lavoratori almeno a quota 5000, su una popolazione della città di 34 mila residenti.

La Regione Toscana negli ultimi cinque anni ha investito qualcosa come 150 milioni di euro nell’area industriale complessa di Piombino, dapprima per l’ammodernamento del porto, che possiede ora fondali di venti metri, e poi con altri investimenti infrastrutturali ed ambientali in divenire. Cornici importanti per essere competitivi e rilanciare una produzione autonoma.

Il gruppo indiano Jindal aveva acquisito la proprietà delle acciaierie nel luglio 2018, subentrando agli algerini di Cevital che a loro volta, nel 2014, avevano rilevato lo stabilimento ex Lucchini, ribattezzato Aferpi, dai russi subentrati pochi anni prima. Il 23 aprile 2014 era stato spento l’altoforno.

 

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