CHIANNI- La Grillaia, la celebre discarica chiusa da oltre vent'anni e in procinto di poter essere di nuovo abilitata, torna a far parlare di se e per questo si sono rimesse in moto istituzioni locali e cittadinanza che non intendono vedere ricomparire camion per il trasporto di rifiuti, in specie l'ultima notizia che vedrebbe la Grillaia essere adibita a ricevere amianto.
Il problema di fondo della Grillaia parte dal fatto che la discarica venne chiusa nell'ormai lontano 1998 e da quel giorno nulla è stato fatto. Non sono stati conferiti rifiuti ma neanche poste le corrette politiche per conservare in utilità l'impianto. Nel lungo percorso pluridecennale fatto di attese, rinvii e una sorta di politica di scaricamento del da farsi si arriva ad una indicazione che sembra definitiva con una mozione votata in modo unanime in Consiglio Regionale il 22 dicembre e nella quale la Grillaia viene indicata come sito sul quale la Regione avrebbe disposto le risorse per metterla dapprima in sicurezza e quindi chiuderla.
Questo avrebbe scongiurato il pericolo di vederla ospitare l'arrivo di amianto, ma arriva poi il colpo a sorpresa firmato il 4 febbraio che mette fuori la Regione in una nota siglata dall'assessore Monia Monni e nel quale viene messo nero su bianco che non è possibile un intervento del genere è di proprietà privata. In se e per se non sarebbe una novità perchè lo è da 20 anni, ma così stanno le cose.
In pratica la giunta regionale ammette ufficialmente che non può agire come promesso a dicembre e che il pericolo che la Grillaia possa ospitare i 270 mila metri cubi di amianto non potrebbe essere annullata.
Un conferimento siglato dall'ex presidente Rossi a termine mandato, quando qualche anno prima aveva indicato tuttaltro obiettivo.
Per risolvere l'annoso problema, interviene il sindaco di Chianni, Giacomo Tarrini, occorrerebbe un capitale di investimenti decisamente improprio per le singole spalle di un piccolo comune per un progetto di gestione che metta in sicurezza l'area dapprima e poi la chiuda con un progetto di reimpiego.
Un costo equivalente ad una politica di investimenti di almeno 30 anni per le singole economie del municipio.
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