Giani ‘congela’ Gori, Pieroni respinge le accuse

L’inchiesta sulle infiltrazioni della ndrangheta in Toscana provoca un primo scossone politico. Il presidente della Regione Eugenio Giani ha “congelato” il suo capo di gabinetto, Ledo Gori, che risulta indagato.

Una scelta "transitoria", quella su Gori

Giani ha affidato le sue funzioni al Direttore generale Paolo Pantuliano. Ma, spiega Giani in una nota, questo avviene in via transitoria in attesa e con la speranza che sia fatta chiarezza prima possibile.

Scrive ancora Giani: “non esprimo opinioni o commenti su una vicenda seria e complessa, perché ho piena fiducia nella magistratura e nel lavoro delle forze dell’ordine”. Aggiunge che valuterà “interventi opportuni” per evitare “ogni pericolo di infiltrazione” anche nei nostri territori, che – conclude – “abbiamo il dovere di preservare”.

Pieroni: "quell'emendamento senza voti contrari"

C'è un altro indagato di spicco oltre a Gori, nlla politica regionale. E' il consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Pieroni. Scrive che l’addebito che lo riguarda non riguarda il tema principale dell’indagine: “Mi ritrovo indagato – scrive - per aver contribuito all’approvazione di un emendamento a una legge regionale in materia ambientale, peraltro avvenuta senza voti contrari nella seduta del Consiglio regionale del 26 maggio 2020”.

Conclude: “Ho sempre operato nel rispetto della legge e nell’interesse delle istituzioni, in piena e totale trasparenza. Sono fiducioso nell’operato della magistratura e confido che la mia posizione sarà al più presto chiarita”.

Sulla vicenda è intervenuto anche il capogruppo regionale del Pd, Vincenzo Ceccarelli. Ha espresso fiducia nella magistratura ma ha chiesto che si faccia chiarezza al più presto.

Condividi questo articolo

Pubblicità