Per la Festa della Toscana seduta solenne del Consiglio regionale

FIRENZE - La libertà di espressione in tutte le sue forme, così come sancito dall’articolo 21 della nostra Costituzione, è il tema della Festa della Toscana edizione 2022 ed è stato l’argomento al centro della seduta solenne del Consiglio regionale, che si è tenuto questa mattina al Cinema

La Compagnia di via Cavour a Firenze. La seduta solenne è stata istituita perché la Toscana è stato il primo Stato ad abolire la pena di morte nel 1786, grazie all’intuizione di Pietro Leopoldo.

Ad aprire l’evento il presidente del Consiglio regionale della Toscana Antonio Mazzeo, dopo che la folta platea, con tanti sindaci presenti (ai quali sono state donate spillette con il Pegaso, simbolo della Toscana) e tanti ragazzi, ha ascoltato un videomessaggio di saluto inviato da Liliana Segre, invitata alla cerimonia.

La senatrice a vita ha ricordato come la Festa della Toscana sia “un appuntamento ormai canonico che permette di fare un punto sulla vita civile e culturale della Regione e non solo”. Il tema dell’articolo 21 “è dei più delicati in tutti i tempi – ha detto Segre – ma forse particolarmente oggi, epoca in cui da una parte l’accesso alle informazioni è più aperto e generalizzato, dall’altra si prospettano rischi e problemi nuovi. Quantità e qualità mai vanno confusi”. “La diffusione di notizie false, tendenziose o anche discorsi d’odio aumenta esponenzialmente e pone in crisi libertà e livello di civiltà” ha avvertito la senatrice, ricordando la potenza delle piattaforme social. L’antidoto è la cultura, la scuola, l’università, “solo così potremo vincere la battaglia infinita per la libertà e la dignità di tutte e di tutti”. Segre ha poi ricordato che con la Commissione speciale del Senato

contro le discriminazioni e i discorsi d'odio "abbiamo lavorato molto e con grande profitto, come si evince anche dal documento finale che è stato approvato all'unanimità. Ma il lavoro è ancora molto. C'e' molto da studiare, approfondire, tentare di prefigurare nuove e più adeguate misure anche legislative per contrastare la diffusione preoccupante dei discorsi d'odio". Per questo ha auspicato una rapida ricostituzione della Commissione speciale "anche in questa legislatura".

 

 

“Essere qui oggi insieme a voi è il più bel modo per poter festeggiare e celebrare una giornata – ha esordito il presidente Mazzeo - che rappresenta l’essenza stessa della nostra regione: quella di una Toscana che da 236 anni è terra di diritti, di libertà, di dignità. Una regione che fu il primo Stato al mondo ad abolire la pena di morte e la tortura con un gesto, quello dell’allora granduca Pietro Leopoldo, che fu letteralmente rivoluzionario”. Mazzeo ha spiegato che la scelta fatta è stata non solo quello di celebrare la ricorrenza, ma anche di attualizzarla. “Quell’atto non fu un caso, è l’essenza stessa della nostra storia, dei nostri valori, delle nostre radici. Su queste radici noi dobbiamo avere la forza e l’ambizione di costruire il futuro”. “La nostra libertà non c’è stata donata, ma è frutto della resistenza e della costituzione antifascista – ha ricordato -, non è cosi scontato nel mondo. Basta vedere quello che accade oggi alle donne iraniane, a chi si oppone alla guerra in Russia o nel resto del mondo dove le dittature e le autocrazie limitano la libertà dei propri cittadini. Crediamo che iniziative come quelle di oggi siano un modo per spiegare, soprattutto ai giovani, che vogliamo continuare a stare dalla parte giusta della storia ma soprattutto per far in modo che le nuove generazioni possano prendere il testimone dei valori che la Toscana incarna, perché la libertà si conquista ogni giorno, spesso con fatica e sofferenze. Una volta conquistata, si consolida con la forza del diritto e si trasmette di generazione in generazione. La libertà non è divisibile, né socialmente, né territorialmente, perché la libertà in realtà si ottiene pienamente soltanto se ne godono anche gli altri”.

Il presidente ha sottolineato come il numero delle condanne a morte sia ancora oggi altissimo: lo scorso anno vi sono state almeno 579 esecuzioni in 18 stati, con un aumento del 20 per cento rispetto al 2020. Tra le vittime ha citato Mustafa Al-Darwish, un minorenne accusato in Arabia Saudita di aver preso parte a violente proteste antigovernative: è stato messo a morte il 15 giugno 2021 a seguito di un processo gravemente irregolare. Per questo oggi, “perché è un simbolo”, una delegazione del Consiglio regionale si recherà sulla tomba di Gregory Summers, giustiziato in Texas e sepolto a Cascina (Pisa) per sua volontà.

Antonio Mazzeo ha poi voluto ricordare Mahsa Amini, la 22enne iraniana morta dopo essere stata arrestata perché non indossava nel modo corretto l'hijab, e tra le tante vittime registrate dopo le proteste che ne sono nate, l’ultima: Mahak Hashemi, 16 anni, uscita di casa indossando il berretto da baseball al posto dell'hijab.

“Vorrei dunque dedicare la Festa della Toscana – ha detto il presidente del Consiglio - a tutte le donne e gli uomini che lottano per la loro libertà. Dall’Iran all’Afghanistan ai dissidenti russi. Ovunque ci sarà un grido che chiede libertà noi saremo al loro fianco”. E ha concluso con un augurio: “Che questa giornata e tutte quelle che celebreremo assieme, possano davvero essere una festa di luce e di libertà per la Toscana dei diritti, per la Toscana del futuro”.

 

La parola è poi passata a Federica Angeli, cronista di cronaca nera e giudiziaria per il quotidiano La Repubblica, nota per le sue inchieste sulla mafia romana, in particolare quella attiva a Ostia. Proprio per le sue inchieste vive sotto scorta dal 2013. “Io credo talmente tanto nell’articolo 21 – ha detto – che 9 anni fa ho posto la libertà di espressione davanti alla mia libertà personale, alla libertà di poter portare i miei figli a prendere un gelato senza scorta”. “La libertà di espressione, il riuscire a informare e ad aprire gli occhi ai cittadini è il sale della democrazia – ha proseguito – e i giornalisti devono essere gli occhi e le orecchie dei cittadini dove loro non possono arrivare”. Per questo Angeli ha criticato l’attuale giornalismo “in cui si fa sempre meno inchiesta”.

E ha esortato soprattutto i giovani, ricordando la sua storia personale, a non voltarsi dall’altra parte e a proteggere la libertà con atti concreti. “Se vedete qualcosa che non va, che vi sembra sospetto, come io a Ostia vedevo gli appartenenti a una famiglia che facevano la spesa senza pagare, chiedete perché, cercare di capire, denunciate, diffondete informazioni”.

La giornalista ha ripercorso le vicende che l’hanno portata, dopo una lunga inchiesta sotto copertura, a denunciare le infiltrazioni mafiose ad Ostia e il passaggio di uno stabilimento balneare nelle mani della famiglia Spada. E a denunciare una sparatoria a cui ha assistito dalla finestra di casa, unica tra tutti gli abitanti della via che si sono chiusi in casa “abbassando le tapparelle”. “L’ho fatto anche per i miei figli, per dimostrare loro che non si deve abbassare la testa”. Da quella sera è stata messa sotto scorta ed è stata bersaglio di numerose intimidazioni. “Sono stati 5 anni difficili – ha concluso – ma nel 2018 la Corte di Cassazione ha stabilito che gli Spada sono una famiglia mafiosa. Quindi non è vero che vincono sempre loro, che nulla cambia. La legalità è una libertà irrinunciabile”.

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