‘Passato e presente’, a Livorno la mostra di Mariangela Fremura

Venerdì 2 dicembre, alle 18.30, nella scenografica cornice di Palazzo Fremura (Livorno, Piazza Cavour, n. 12, primo piano) si inaugura la mostra PASSATO E PRESENTE. Figure di Mariangela Fremura (2-4 dicembre 2022, ore 18.30-21.00), curata da Francesca Cagianelli.

Concepita come una sorta di ritorno in Italia, nella prestigiosa sede degli uffici della ditta familiare, la mostra di Mariangela Fremura è dedicata non a caso ad Arturo, Fanny e Luciano, tre persone uniche per l’artista, e inoltre, a una donna senza la quale la sua realizzazione di tanti obiettivi non sarebbe stata possibile, ovvero Carla: un tuffo nel passato quindi, ma allo stesso tempo la consapevole soddisfazione di un presente dinamico, proteiforme e soprattutto all’insegna di una creatività satura di passione per l’arte figurativa, e trasmessa attraverso l’insegnamento.

Dopo un pluriennale curriculum, scandito da tre lungometraggi, una sit-com italiana, una parentesi da modella, e segnato dalla decisione di affiancare alla carriera di pittrice, la professione di storica dell'arte, Mariangela ha optato per il trasferimento in America, dove già dal 2003 approdava allo Studio School di New York nell’ambito del Gruppo “Painting in New York” e dove nel 2005 partecipava all’ideazione di scenografie per l’adattamento di Karinne Keithley  del romanzo surrealista di Hugo Ball del 1920 "Tenderenda Der Phantast" (New Yor, St. Mark’s Church), orientandosi fin da questa data verso un immaginario visionario e fiabesco e consolidando la prassi di una creatività sviluppata in collaborazione con colleghi quali Tyler Loftis, Chris Protas, Dubi Talpaz e Ilil Talpaz.

Ma è soprattutto con Tyler Loftis che Mariangela affronterà nuove tappe espositive, in particolare, nel 2014, la mostra "New York Cityscapes di Mariangela Fremura e Tyler Loftis" alla Fire Barn Gallery, in occasione della quale il direttore Chris Protas non esiterà ad attribuirle “some kind of aura”, quasi che l’artista brillasse di una certa “movie-star quality”.

Non è un caso che nella mostra livornese figurino alcune icone di eroine assolutamente paradigmatiche in termini di una creatività sempre fatalmente congiunta a risvolti di passionalità travolgente, se non drammatica, da Frida Kahlo a Camille Claudel, da Emily Dickinson a Melanie Klein, la cui iconografia appare restituita attraverso un’aura rinascimentale contaminata da una sorta di genetica condivisione della grammatica figurativa di Leonor Fini, Alice Neel e Leonora Carringtone le cui coordinate biografiche sembrano assurgere ad exempla esistenziali per Mariangela.

Attratta dall’universo psicologico infantile l’artista ha immortalato più volte il mistero della vita nelle sue composizioni di scioccante densità allegorica, in particolare nell’icona prescelta per la mostra livornese, dove si coniugano il primissimo palpito dei gemelli e l’augurale fascinazione della magnolia. In effetti magnolie e rose irrorano senza sosta le composizioni di Mariangela Fremura, ribadendo l’ineluttabile palingenesi di una femminilità ritratta in uno stato di perenne metamorfosi, evocata non a caso in una delle più emblematiche opere della recente produzione dell’artista, dove il drago che fuoriesce dall’addome della figura femminile sembra rivendicare il palpito vitale di contro all’architettura funeraria evocata sullo sfondo.

Non altrimenti la Diana ritratta nel suo ruolo di amazzone accompagnata dal riverbero lunare o le Ofelie chiamate ad incarnare quando la sensualità, quando la follia del dramma shakespeariano, equivalgono alle eroine predilette dall’artista che nella sua parabola creativa non tralascia di assumerne la più intima missione spirituale.

Tra mitologia e psicanalisi si snoda quindi l’indagine di Mariangela nell’universo femminile, costantemente associato, nell’ambito di una temperie fantasy non immune dal retaggio redoniano, all’iconografia animalier, e pervasivamente impreziosito da gioiose costanti floreali nel segno dell’impressionismo monetiano.

Non stupisce che già nel 2011, in occasione della mostra “WE ARE SEVEN ARTISTS (SOMETIMES MORE) WHO LIVE AND PAINT IN NEW YORK”, dedicata alle opere di Mariangela Fremura, e quindi di Jason Eisner, Joren Lindholm Tyler Loftis Ben Pritchard Chris Protas Dov Talpaz Jason Williamson, Jennifer Samet parlasse di “Eccentric Figuration”, con riferimento a quel filone di “Bad Painting” individuato nel 1978 da Marcia Tucker nell’ambito di una mostra collettiva di quattordici artisti da lei curata al New Museum, consistente nella “libertà con cui questi artisti mescolano fonti storico-artistiche classiche e popolari, immagini kitsch e tradizionali, fantasie archetipiche e personali”. Trionfa, in quest’ottica, tutta una gamma di fonti e stili, dall'arte rinascimentale all’innovazione stilistica dei fumetti, in linea con la quale Mariangela, all’interno del gruppo Painting in NY, formatosi presso lo Studio School, sottoscrive la suggestione di insegnanti quali Rosemarie Beck, Mercedes Matter, Graham Nickson e Stanley Lewis.

Fondato nel 1963 da Matter, lo Studio School, profondamente radicato nell’insegnamento di Hans Hofmann, determinò la divaricazione dell’indagine stilistica tra astrazione e figurazione, determinando filoni di distinta espressività, per quanto il gruppo Painting in NY sposasse infine la causa di una pittura dominata da contenuti emotivi, spirituali e narrativi, senza paura di sconfinare in attitudini di romanticismo.

Ed ecco che nel 2016, in occasione della mostra “Fab Five: Plein Aire Affaire, There and Back Again”alla Water Street Gallery, Mariangela Fremura  confermava il sodalizio con certi circuiti artistici del Michigan occidentale, costituiti da Adam Dahlstrom, Michael Coleman, Chris Protas, Dov Talpaz, Teresa Brown, Tyler Loftis, Steve Kurtz, Ellen Trumbo, Derek Johnson, e Jason Williamson, condividendone le pulsioni provenienti dalla compagine artistica formatasi con Willem de Kooning, Pablo Picasso, Jackson Pollock, Giacometti, Arshile Gorky, Alex Katz e molti altri.

Nel dicembre dello stesso 2016 Mariangela Fremura partecipa alla mostra “Painting in New York: Leigh Morse Fine Arts”, con Jason Eisner, Joren Lindholm, Tyler Loftis, Chris Protas, Dov Talpaz e Jason Williamson, che, per quanto caratterizzati da un itinerario stilistico assolutamente indipendente, rivendicavano la fedeltà all’insegnamento ricevuto dai loro insegnanti, in particolare la fondatrice della Studio School, Mercedes Matter, senza rinunciare per questo a una serie di “linee del desiderio”, ovvero a una sensibilità spiccatamente americana, a una libertà illimitata che prescinde dalle consuetudini di una tradizione secolare.

Ed è proprio in omaggio a questa libertà illimitata che oggi Mariangela ritorna nella sua città natale, proponendo il suo itinerario tra PASSATO e PRESENTE, ovvero tra una storia familiare che resta garanzia di una creatività sorgiva, e il presente di una militanza internazionale che non può prescindere dalla contiguità con gli ormai accertati sodalizi americani.

Comunicato dell'ufficio stampa della mostra

Mariangela Fremura e Francesca Cagianelli

Mariangela Fremura (a sinistra) e Francesca Cagianelli

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