Misericordia, in Duomo l’antico rito della vestizione

LIVORNO- La vestizione dei volontari della Misericordia viene celebrata all’interno del Duomo cittadino in una cerimonia solenne officiata dal Vescovo della Diocesi, Monsignor Simone Giusti.

A precedere il momento clou della messa avviene la cresima e poi ecco lo spazio dedicato a 34 nuovi volontari che fanno giuramento e ottengono le vesti antiche il cui valore li lega ad un lontano passato e ad una tradizione che diviene un vincolo indissolubile.

Misericoridia 2

Oggi essi sono ben riconoscibili nelle loro tenute giallo-azzurre. Devono essere ben visibili a distanza per necessità legate alla sicurezza loro dovuta ad un mondo disegnato sui mezzi di mobilità per cui è necessario mettere in bella vista il brulicare dei volontari nelle fasi di soccorso oltre ai mezzi disposti per ricevere i feriti.

Altra cosa il remoto passato, con la prima cerimonia che si svolse a Firenze nel 1244, quando nacque la prima Venerabile Arciconfraternita.

La veste scelta era completamente nera. Nero quale segno di lutto e di rispetto per la vittima perché a quell’epoca si poteva fare ben poco.

Nera fino in fondo ai piedi per coprire gli indumenti sottostanti altrimenti si sarebbe potuto individuare il rango sociale al quale apparteneva il volontario.

Ecco quindi il cappucci per coprire il volto e lasciare nell’anonimato il rappresentante della Misericordia, non solo, d’obbligo anche i guanti, perché le mani potevano mettere in mostra ancora una volta il rango sociale o il lavoro che il soggetto eseguiva quando era in abiti civili.

Misericordia 1

In pratica il volontario della Misericordia veniva annullato nella sua persona fisica mentre se ne esaltava la disponibilità ad impiegare il proprio tempo a favore degli altri; un atto di cuore, di amore per il prossimo, sfidando il pericolo delle epidemie, delle febbri contagiose per le quali, contraendole, si metteva a rischi la propria vita. Ma per coloro che avevano fede ferma e sicura, ci sarebbe stata la salvezza della vita eterna nell’alto dei cieli, perdonati dei propri peccati, piccoli o grandi che fossero stati commessi durante la fase della vita terrena.

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