‘Unità sull’antifascismo’, l’appello del presidente a Civitella

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha celebrato il 25 aprile a Civitella, in Val di Chiana. Qui e nei paesi vicini il 29 giugno 1944 si consumò un’efferata esecuzione di massa. Furono uccise 250 persone, anche donne e bambini. Gloriano aveva soltanto un anno, Maria Luisa ne aveva due.

La Toscana - ricorda il presidente della Repubblica - è tra quelle che hanno pagato il più alto tributo di sangue innocente, insieme al Piemonte e all’Emilia Romagna.

E sull'importanza di questa celebrazione del 25 aprile ricorda che una ricorrenza fondante: la festa della pace, della libertà ritrovata, e del ritorno nel novero delle nazioni democratiche. Quella pace e quella libertà, che - trovando radici nella resistenza di un popolo contro la barbarie nazifascista - hanno prodotto la Costituzione repubblicana, in cui tutti possono riconoscersi, e che rappresenta garanzia di democrazia e di giustizia, di saldo diniego di ogni forma o principio di autoritarismo o di totalitarismo".

La Resistenza, ha detto ancora Mattarella, è un movimento che, nella sua pluralità di persone, motivazioni, provenienze e spinte ideali, trovò tuttavia l’unità nella necessità di porre termine al dominio nazifascista sul nostro territorio, per instaurare una convivenza nuova, fondata sul diritto e sulla pace.

Poi in qualche modo ha fatto riferimento alle polemiche di questi giorni, e per farlo cita Aldo Moro “intorno all’antifascismo è possibile e doverosa l’unità popolare, senza compromettere d’altra parte la varietà e la ricchezza della comunità nazionale, il pluralismo sociale e politico, la libera e mutevole articolazione delle maggioranze e delle minoranze nel gioco democratico”.

Un servizio nei nostri telegiornali del 25 aprile

Foto: Quirinale.it

Condividi questo articolo

Pubblicità