Liberazione: il prezzo della Provenza fu pagato dall’Italia

Firenze- Il prezzo della Provenza lo pagò l’Italia. Un modo per capire la storia dei giorni relativi alla liberazione per i quali la Toscana celebra quest’anno una lunga lista di ottantesimi anniversari.

Seguendo il movimento delle truppe alleate e il percorso da loro fatto, in alcuni luoghi facilitato dalla presenza dei partigiani che impedirono ad ogni modo di far saltare un ponte, una strada, un tronco ferroviario, un deposito di munizioni o di carburante, tutto quello che trovato integro avrebbe fatto comodo per rincorrere i perdenti e stare loro con il fiato sul collo.

Il Generale Alexander, che era il supervisore in capo dell’offensiva per la liberazione del territorio italiano, dopo la liberazione di Roma, era in grado di riprendere la marcia già tre giorni dopo aver ricostituito e ricomposto le proprie forze.

Venne fatto un crono programma che prevedeva nel corso del mese di giugno di arrivare almeno fino al fiume Arno, avere l’estate a disposizione per superare gli Appennini e raggiungere il Po e quindi arrivare a raggiungere i passi alpini poco prima del gelo dell’inverno.

Se avessero avuto maggiore fortuna avrebbero potuto passare le Alpi prima dell’arrivo della neve e allora avrebbero dilagato in Austria, anticipando di molto l’arrivo dei Russi.

Questo era principalmente negli interessi del Primo Ministro Churchill che aveva un odio-timore particolarmente evidente nei confronti della avanzata della Armata Rossa sull’Europa.

Se fosse andato come quanto detto sopra la guerra in Italia sarebbe finita entro la fine del 1944 e forse anche entro l’autunno perché i russi incombevano su un fronte vasto dal Mar Nero a quello Baltico e lo sbarco in Normandia aveva creato un terzo fronte che richiedeva rinforzi prelevati da altri fronti.

Il Generale Kesselring che comandava le truppe tedesche in Italia dovette inviare le truppe migliori per tamponare la ferita in Normandia ed era in ritirata netta.

Qualcosa andò storto però. La tenacia tedesca nel difendere la costa settentrionale francese, la capacità tattica del generale Rommel che aveva la responsabilità di quel fronte e una sostanziale incapacità esecutiva degli americani, spesso in disaccordo con gli inglesi.

Agli alleati, nonostante un rapporto di forze del 4 a 1 ci volle un mese per avere ragione dei tedeschi e liberare la provincia della Normandia, ma di questo passo, raggiungere Parigi sarebbe stato piuttosto lento, così verso gli inizi di luglio, mentre gli alleati arrivavano a Cecina e Rosignano ad ovest e si apprestavano ad entrare ad Ancona ad est, gli americani decisero un nuovo sbarco, questa volta in Provenza per liberare dalle ambasce i commilitoni impegnati nel nord della Francia.

Nonostante le vive proteste del premier inglese e le dimissioni di Alexander che venne sostituito dal generale Clark, quasi la metà delle forze in campo vennero fermate per dirottarle sulle operazioni di sbarco nel sud della Francia.

Questo volle dire rallentare, anzi fermarsi, in pratica limitarsi a raggiungere almeno gli Appennini poi si sarebbe valutato il da farsi.

Lo sbarco in Provenza avvenne mentre gli alleati entravano a Firenze, fu una brillante operazione che non costò praticamente quasi nulla alle truppe sbarcate, il territorio era quasi sgombro perché tutte le unità tedesche erano concentrate a nord. In capo a 10 giorni il fronte occidentale crollò permettendo agli alleati di entrare a Parigi.

Nello stesso torno di tempo in Italia gli alleati non erano ancora riusciti a superare l’Arno se non in alcuni punti. L’Italia andava incontro al lungo e logorante periodo della Linea Gotica e quella parte dell’Italia ancora sotto il controllo nazi-fascista pagò con una lunga lista di massacri ed esecuzioni i sorrisi dei G-man che camminavano lungo gli Champs Elisees.

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