Livorno- Arrivano finalmente! Gli alleati attesi da tempo. La città viene liberata. I G-men avanzano però senza la consueta folla festante che li accoglie a braccia aperte. La città c’è ma non esiste a tutti gli effetti.
E’ ridotta ad un cumulo di macerie perché rientra nella tipologia Dark Zone. E’ priva dei suoi abitanti, sfollati in buona parte della Toscana, da parenti e amici o dove è stato possibile arrivare con i propri pochi mezzi economici possibili, di trasporto compresi.
Difficile immaginare un aspetto così diverso a 80 anni di distanza ma la data del 19 luglio 1944 è fondamentale per la storia personale della città.
E’ un giorno che dal punto di vista della importanza strategica di un quadrante bellico, è importante. I Nazi-fascisti perdono un porto di primaria importanza. A loro rimangono ancora gli approdi di La Spezia e di Genova ma la potenzialità marittima è oramai persa, fuori portata competitiva. Tutto è in mano agli “Alleati”. Livorno sarebbe diventata la nuova X porto dal quale far partire rifornimenti o riceverli, previa la sua bonifica dal rovescio di rottami subito dai bombardamenti o provocato da esplosioni intenzionali. Trasferire il ruolo logistico del porto di ricezione principale da Napoli a Civitavecchia ed ora Livorno, è importante per le decisioni militari successive, ma la data si perde nel significativo attentato al Fuhrer del 20 luglio, troppo evidente per venire sottaciuto dagli organi di potere e chiaro segnale che il disagio all’interno del Terzo Reich è ora palese. Il nemico è cosciente che la guerra è persa, che non manca molto alla fine, anche se la sua crudeltà avrebbe continuato ad operare nei mesi successivi. La guerra infatti sarebbe terminata 10 mesi dopo, ancora tanti, caratterizzati da una ostinata resistenza ad un destino non più mutabile e per questo, quelle crudeltà commesse in questa ultima fetta di storia della Seconda Guerra mondiale, sono ancor più imperdonabili, inaccettabili.
La città accoglie i liberatori nel silenzio. I suoi abitanti torneranno tra quei mattoni abbrustoliti dal fatto che era lecito che i bombardieri in missione rovesciassero il loro carico di bombe su quella città, così importante per il nemico da ricevere questa distruttiva attenzione anche quale necessario scarico di bombe non sganciate su ben altri obiettivi,frutto di tecnologie ancora meccaniche e per le quali non era possibile atterrare con simili ordigni nel ventre.
Quei mesi senza patria, allo sbando, all’arrangiarsi quotidiano dotati solo della necessità a sopravvivere avrebbero segnato per sempre la sua popolazione che appare ai nostri giorni così scanzonata, irriverente, vogliosa di divertimenti, spesso indicata come poco costruttiva e solo consumatrice, ma è forse proprio su quanto sofferto in quel frangente di tempo che deve aver inciso sul modo di vedere il mondo, basato solo sul presente e su quanto esso potesse offrire perché è quello che è e sul quale basarsi.
La città è libera, la sua popolazione sarebbe tornata, ricca di una libertà dal sapore pieno, che consente ampi respiri, che da nuovi colori al mondo, che si può sentire in bocca, ma che non basta a saziare la pancia, rimasta in sofferenza per diverso tempo e lo sarà per altro, ma da adesso non ci sarebbero stati mitra puntati alla schiena, soprusi da dover subire in silenzio, bombe che fischiavano dal cielo e già tutto questo rendeva la gente felice pur senza avere niente.










