CALENZANO - Mentre proseguono le indagini per ricostruire le cause che hanno provocato la tragedia avvenuta lunedi scorso al deposito Eni di Calenzano sull'ipotesi di ricollocazione è intervenuto un tecnico esprimendo molti dubbi sulla possibilità di un trasferimento dell'intera area altrove."In un contesto metropolitano del genere" come quello tra Firenze e Prato "è difficile trovare un sito dove non solo ci siano i requisiti di localizzazione, ma anche la disponibilità della popolazione ad accogliere un impianto come questo. Lo rileva il professor David Fanfani, docente di tecnica e pianificazione urbanistica alla facoltà di Architettura dell'Università di Firenze, parlando del deposito Eni di Calenzano.
Fanfani ne parla riguardo al dibattito in corso sulla pericolosità di tale impianto, che è situato in un'area densamente popolata, e sull'ipotesi di ripensare la sua collocazione altrove o di ridurne le funzioni.
Inoltre "questo impianto - aggiunge il professor Fanfani - viene approvvigionato da una condotta", un oleodotto, "che viene da Livorno e questo pone un altro problema di carattere territoriale. È necessario aprire una procedure di valutazione che non escluda nulla, non darei per scontato la possibilità di rilocalizzare questo impianto. Non è impossibile, ma non è scontata".









