Riesplode la guerra del gas. Che diventa anche commerciale. Perché in queste ore sono state interrotte le forniture di gas russo all'Europa attraverso l'Ucraina.
In Italia la materia prima non mancherà, anche grazie alla possibilità di utilizzare il gas liquefatto stoccato nei rigassificatori (anche quelli nuovi di Piombino e Ravenna). Andrà peggio nei Paesi dell’Est Europa, più strettamente legati a quelle forniture.
Un servizio più ampio è nei nostri telegiornali di oggi, 2 gennaio.
I primi effetti della guerra del gas
Intanto però i prezzi al mercato di Amsterdam salgono già. E a Capodanno sono balzati da 36 a 50 euro per megawatt. Facile calcolare dunque un aumento delle bollette, già gravate dai costi della liberalizzazione. Le associazioni dei consumatori prevedono una vera e propria impennata, come accadde nella primavera del 2022 dopo l’invasione russa in Ucraina. Secondo alcune stime nei prossimi 12 mesi il prezzo dell'energia aumenterà di quasi il 30% con un impatto significativo sulle bollette di chi ha un'offerta a prezzo indicizzato. Il portale Facile.it prevede per una famiglia tipo nel mercato libero un rincaro di 272 euro tra luce e gas, con una spesa complessiva che arriverà a 2.841 euro, rispetto agli attuali 2.569 euro (+11%). Per un esperto di Nomisma si pagheranno 135 euro in più per la luce e 230 per il gas. Ci saranno differenze tra Nord (più freddo) e Sud, E ovviamente tra gestori e tipologie di offerte. Purtroppo anche i clienti vulnerabili e quelli ancora con le tariffe tutelate subiranno dei rincari.
Incertezza sul futuro del rigassificatore di Piombino
Insomma, i rigassificatori ci salveranno dalla mancanza di fonti di energia ma non ci tuteleranno dagli aumenti. Che rischiano di innescare di nuovo la spirale perversa dell’inflazione.
La complessa situazione internazionale potrebbe provocare anche altre conseguenze: lo spostamento del rigassificatore da Piombino ormai sembra deciso 8e probabilmente alla fine verso la Liguria), ma siamo sicuri che potremo fermare davvero la sua attività? Una domanda in più che oggi aleggia nel dibattito pubblico










