Firenze– E’ la 33° Giornata mondiale del malato e viene celebrata nelle ricorrenza delle Apparizioni di Lourdes l’ 11 febbraio. «Come rimanere forti, quando siamo toccati nella carne da malattie gravi […]?» chiede il Papa nel suo messaggio sul tema «“La speranza non delude” (Rm 5,5) .
Fare esperienza dell’incontro con Dio e della forza che lo Spirito Santo può dare è la risposta. Gesù, che «ha condiviso le nostre sofferenze», «non ci abbandona e spesso ci sorprende col dono di una tenacia che non avremmo mai pensato di avere, e che da soli non avremmo mai trovato» scrive il Papa.
A testimoniare come questo sia possibile, viene incontro la testimonianza della giovane fiorentina Maria Cristina Ogier, nata nel ’55 e morta nel ’74 per via di un tumore al cervello che le causò, tra le altre cose, la paralisi di un braccio e di una gamba. Nonostante la malattia, la sua vita in comunione con Dio la portava a spendersi senza riserve per gli altri ammalati, vicini o lontani in terra di missione.
Dai 7 anni, decise di vestire l’abito delle dame dell’Unitalsi, determinata a fare «piccole cose» adatte alla sua giovane età. Crescendo, coltivò le amicizie che nascevano a Lourdes con gli ammalati con visite e corrispondenze epistolari, in un tempo in cui l’Unitalsi si occupava quasi esclusivamente dell’organizzazione dei pellegrinaggi.
Tra queste amicizie c’è anche quella con Carlo Rovini. Le fonti lo descrivono abituato a guardare il mondo dalla prospettiva del suo letto, per via di una paraplegia. L’incontro a Lourdes con Maria Cristina, allora dodicenne, diventa, come si legge dalle lettere che le ha inviato, fonte di incoraggiamento e speranza. Tanto che Carlo stesso le scrive come la sua amicizia, semplicità e bontà lo abbiano spinto a volerla imitare.
Spronato dalla giovane, Rovini accetta di sottoporsi a cure e interventi in Inghilterra, che gli permetteranno di sedersi su una sedia a rotelle, muoversi per le strade della sua città e guidare una macchina. Deciderà anche di seguire la sua passione di scrittore, ottenendo diversi riconoscimenti e premi letterari per componimenti in prosa e in versi, che con ironia e realismo raccontano i tratti dei toscani.
La corrispondenza tra Maria Cristina e Carlo Rovini testimonia la vicinanza tra i due prima, durante e dopo il periodo in Inghilterra, non priva dell’ironia di chi non si lascia abbattere e sa scherzare perfino su sé stesso.
Incontratisi nuovamente in Italia dopo il ritorno di Carlo, Maria Cristina affida al suo diario preghiere di ringraziamento per averlo potuto vedere «trasformato». È un segno, scrive la giovane, dell’onnipotenza di Dio, sotto gli occhi di tutti.
Nel 1984, pensando anche a lei, Rovini pubblica «I miei hamici», una raccolta delle storie di tutte le persone che, nonostante la malattia, indicata con l’«h» di fronte ad «amici», avevano saputo trasmettergli speranza ed entusiasmo per la vita.
Le testimonianze dei suoi successi letterari, le attestazioni dei riconoscimenti ricevuti, le targhe e i trofei dei concorsi vinti, i suoi manoscritti, alcuni suoi componimenti inediti e il suo materiale fotografico viene conservato oggi nel Fondo Carlo Rovini, passato dalla Biblioteca comunale all’Archivio storico di Empoli. Vicino al luogo dove viveva gli è stata intitolata poi una scuola primaria.










