Era un piano ingegnoso e quasi perfetto, quello dei rapinatori di San Vincenzo. Tanto che molti avevano pensato che l’avrebbero fatta franca. Invece no. Dopo 50 giorni sono stati tutti identificati e catturati. Naturalmente sarà il processo a dimostrare ruoli e responsabilità, che tuttavia già adesso appaiono di una certa evidenza.
Le falle di quel piano non sono molte. La prima, la più importante forse, è quella della visibilità della scena del crimine. Che infatti è stata ripresa dai telefonini di alcuni abitanti della zona, che prima avevano dato l’allarme ascolta le telefonate nei telegiornali di Telegranducato).
Il loro dialetto, i loro movimenti, le loro auto: tutto è stato esaminato con attenzione. I carabinieri accorsi sul posto, nelle fasi immediatamente successive all’assalto ai portavalori, hanno scandagliato tutta la zona. E nelle zone interne, ad una trentina di chilometri da qui, hanno ritrovato anche un biglietto per terra. C’erano dei numeri di telefono. Indizi preziosissimi per risalire ai basisti e agli altri componenti della banda.
Ai rapinatori sono stati sequestrati 5 fucili, 1 pistola, 1500 cartucce anche per kalashnikov e alcuni telefonini senza connessione dati. Sono modelli vecchi della Nokia, che è molto difficile rintracciare. In più, in possesso della banda c’erano quantitativi ingenti di esplosivo, oltre ad abbigliamento vario, passamontagna, giubbotti antiproiettile e ventimila euro in contanti,










